Blocchi in Sicilia: quante le perdite delle aziende?

Blocchi Sicilia
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Sono anche le aziende siciliane a soffrire per via dei blocchi che in questi giorni hanno messo in ginocchio l’isola e tenuto in ostaggio milioni di cittadini. Cinque giorni in cui autotrasportatori, agricoltori, artigiani e pescatori hanno tenuto sotto scacco lavoratori, liberi professionisti e imprese. Bloccata la circolazione dei mezzi. Risultato: aziende e negozi chiusi. Con ingenti perdite. E adesso chi paga?

E’ la solita, fastidiosissima e inutile guerra fra poveri. Autotrasportatori contro piccoli imprenditori; agricoltori contro lavoratori dipendenti; artigiani contro liberi professionisti. Tutti contro tutti. A fare guerra con le unghie e con i denti. Anzi con i forconi. Poiché esponenti e rappresentanti di questo movimento (quello dei forconi, appunto) hanno organizzato picchetti nelle strade e bloccato tutti i mezzi di trasporto.

La notizia non ha avuto un forte impatto nei media nazionali e quelli che ne hanno parlato l’hanno fatto presentando il servizio con una leggerezza irritante a dimostrazione del fatto che, quello del movimento dei forconi, è stato un vero e proprio fallimento.

Qualcuno ha anche parlato di infiltrazioni mafiose all’interno dell’organizzazione ma la notizia e stata fortemente smentita dai rappresentanti. Chiedono di conoscere i nomi dei probabili mafiosi senza rendersi conto che, un comportamento del genere, rappresenta un indiscutibile atteggiamento arrogante e prepotente tipico delle più spregevoli organizzazioni mafiose.

Attualmente i blocchi sono sospesi. Ma con la minaccia che potrebbero riprendere già mercoledì, quando il governatore Lombardo dovrà spiegare le motivazioni della protesta al Presidente del Consiglio, Mario Monti:

  • Defiscalizzare del carburante;
  • Migliorare e tutelare il tenore di vita e le condizioni generali delle famiglie;
  • Rilasciare del DURC anche in presenza di pendenze che saranno regolarizzate con un piano di rientro di 10 anni con interessi legali ma senza spese aggiuntive;
  • Abolire l’Imu sui fabbricati rurali;
  • Dotare la Crias di maggiori risorse finanziarie da destinare a imprese agricole e Pmi;
  • Stop agli alti interessi da parte di Serit e blocco per due anni delle cartelle esattoriali;
  • Limitare le strategie commerciali della Grande Distribuzione Organizzata;
  • Scongiurare il taroccamento dei prodotti e monitorare la Finanza sui traffici merci alle frontiere e ai porti;
  • Applicare una tassa per gli importatori di ortofrutta e devolvere il ricavato ad un fondo di riserva per l’agricoltura e la pesca;
  • Abolire gli sconti che la Grande Distribuzione richiede alle imprese commerciali e stabilire pagamenti più celeri;
  • Omogeneizzare i maggiori costi di produzione che sostengono le aziende;
  • Erogare immediatamente tutte le spettanze delle calamità naturali;
  • Limitare nei supermercati la presenza di prodotti ortofrutticoli ed ittici di provenienza non siciliana.

I manifestanti chiedono solidarietà. Ma si può essere solidale con chi arreca ingenti danni alle imprese? Perdite incalcolabili che vanno ad aggravare ancora di più la precaria condizione indotta dalla crisi. E, in tutta onestà, ne avremmo fatto veramente a meno.

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