3 semplici regole per mettersi in proprio

Mettersi in proprio
Mettersi in proprio

Chi vuole mettersi in proprio e diventare imprenditore deve necessariamente rispettare una serie di regole. Si tratta di disposizioni tributarie, fiscali e amministrative scritte sotto forma di leggi o decreti che il legislatore ha reso obbligatorie. Poi, però, si hanno altre regole. Quelle che non risultano essere scritte da nessuna parte ma che sono altrettamento obbligatorie per la buona riuscita del progetto imprenditoriale. Nella maggior parte sono rappresentate da norme fortemente personali, che vengono deliberate da ciascuno di noi. Che si chiamino regole oppure strategie, obiettivi, piani, progetti o programmi ha poca importanza. L'importante è averle ben definite e chiare. Oggi vorrei parlarvi delle mie tre regole indispensabili per mettersi in proprio e diventare un imprenditore di successo, quelle che ritengo rappresentino un must per tutti coloro che si pongono come obiettivo la realizzazione di un business di successo.

#1 il tempo è denaro

Il tempo è un bene prezioso e, per questo, deve essere speso con molta parsimonia. E’ importante dedicarne una buona parte al lavoro, agli affari e a individuare le soluzioni per raggiungere gli obiettivi che stanno alla base del successo. Ciò che avanza rappresenta il tempo libero. Individuate le attività urgenti e quelle importanti e datene un ordine di priorità. Tutto il resto verrà dopo. Cercate di conservare sempre un po’ di tempo libero. Vi servirà a liberare la mente e a ricaricavi.
Posso dirvi una cosa? Non lo sapevo. Non sapevo che vi fossero così tante tecniche di programmazione e organizzazione del tempo. Poi Enrica Orecchia mi ha aperto un mondo parlandomi di Triage, Timeboxing, Carver e della regola 50-30-20.
Non è importante la quantità delle ore lavorate in un giorno ma la qualità. A volte è sufficiente lavorare cinque o sei ore al giorno mantenendo un alto livello di produttività piuttosto che lavorare quindici o sedici ore e mantenere un livello di produzione basso. Quando si diventa imprenditori la ricompensa per il lavoro svolto non sempre è immediata. Spesso occorrono mesi, a volte anche anni, prima di vedere un risultato concreto. E questo, purtroppo, è scoraggiante.

#2: il denaro ha il suo tempo

Nessuno lavora per la gloria. La massima ricompensa per un lavoro svolto è il denaro. Niente parole, niente strette di mano, niente pacche sulla spalla. Solo puro, semplice e schifosissimo denaro. Attenzione, però, perché chi decide di avviare un’attività in proprio deve tenere conto che, soprattutto nella fase di avvio, il denaro si vedrà raramente. Se pensate che avviare un’impresa voglia dire cominciare a guadagnare immediatamente è meglio che vi cerchiate un posto di lavoro dipendente: scegliete di lavorare 8 ore al giorno, di avere un mese di ferie l'anno, di avere zero problemi e di festeggiare ogni 27 del mese. Essere imprenditori vuol dire anche fare sacrifici, costruire il proprio business lentamente, con piccoli mattoni, fino a creare una struttura solida e duratura. Ma per fare questo occorrono anni. Date un'occhiata al vostro business plan, osservate la curva del break-even point e vi renderete di quanto tempo occorre prima che un paio di piccole monetine tintinnino nelle vostre tasche.
Prima di ostinarsi a fare soldi, cercate di instaurare salde relazioni. Sono le relazioni che alimentano il business: più persone si conoscono, maggiori probabilità di successo si hanno. Le porte chiuse in faccia saranno tante ma non temete: solo puntando sulla vostra creatività riuscirete ad aprire quelle porte. Chi scommette su se stesso può fallire; chi non scommette ha già fallito. Credete ostinatamente nella vostra idea d’impresa perché, se non siete voi a crederci fermamente, come potrebbe farlo un direttore di banca?

#3: non smettere di imparare

Nessuno nasce imparato. Dalla nascita è un continuo imparare: impariamo a camminare, a parlare, ad allacciarci le scarpe, ad affrontare sfide quotidiane. Ognuno di noi ha bisogno di qualcuno che possa spiegare come stanno le cose. Essere ignoranti in materia non è umiliante. Bisogna soltanto avere l’umiltà di riconoscere i propri limiti e, ove necessario, chiedere aiuto. Dire non lo so fare è una scusa ridicola addotta dai pavidi e dagli insicuri, da chi ha paura del fallimento e da coloro che non sono propensi al rischio. Non si nasce leader. La leadership si impara. Come si impara ad usare il cervello nel modo migliore (grazie a Kory Kogon, Adam Merrill e Leena Rinne per avermi aiutato a trovare il percorso per una produttività straordinaria), ad agire in modo consapevole, ad individuare i propri ruoli, a concentrarsi sui sassi grossi non fermandosi a scegliere i sassolini, ad alimentare il fuoco delle proprie passioni senza restarne bruciati.

Articoli correlati

Tags: 

Commenti

Ciao volevo fare un osservazione a proposito della frase: "Trincerarsi dietro la scusa come faccio ad aprire un’azienda se mi mancano i soldi? è solo un pretesto per chi non vuole rischiare su se stesso, per chi non vuole mettersi in gioco e non trova un’altra giustificazione plausibile." ..... non è solo un pretesto, tanti come me vorrebbero rischiare e utilizzare i risparmi fatti con tanti anni di sacrifici... il problema è che con quei risparmi vorremmo sposarci e magari riuscire a dare un anticipo consistente per il muto per non stare ad avere rate per 50 anni... per questo ribadisco che non è un pretesto, ma semplicemente non possiamo permetterci di sbagliare neanche un minimo, perchè purtroppo con il mondo di oggi il prezzo da pagare è troppo alto!

Marco

Aggiungi un commento