Riporto perdite a esercizi successivi: chiarimenti da Agenzia delle Entrate

Chiarimenti
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L’Agenzia delle Entrate è intervenuta cercando di sciogliere i dubbi circa il limite del riporto delle perdite d’impresa in misura pari all’80% del reddito imponibile e lo fa con la circolare n. 53. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

La manovra finanziaria della scorsa estate ha introdotto importanti novità per i soggetti Ires in merito al riporto delle perdite. Le nuove disposizioni prevedono che le perdite di un esercizio possano essere portate in diminuzione del reddito dei successivi esercizi in misura non superiore all’80% del reddito imponibile di ciascun anno e, comunque, per l’importo che trova capienza in tale ammontare.

Le nuove regole sono efficaci a partire dal 2011, anno di entrata in vigore della normativa e si applicano alle perdite maturate nei periodi precedenti all’entrata in vigore del nuovo regime rientranti nella dichiarazione relativa al 2011 ossia quelle che vanno dal 2006 al 2010.

Scopo della modifica, come specificato dall’Agenzia delle Entrate, è quello di modulare l’ammontare complessivo delle perdite compensabili in ciascun periodo d’imposta facendo sì che, in caso di riporto delle perdite, sia garantita una tassazione di almeno il 20% del reddito prodotto.

Le perdite realizzate nei primi tre periodi d’imposta dalla data di costituzione possono essere computate in diminuzione del reddito complessivo dei periodi d’imposta successivi entro il limite del reddito imponibile di ciascuno di essi e per l’intero importo che trova capienza nel reddito imponibile di ciascuno di essi a condizione che si riferiscano ad una nuova attività produttiva.

Destinatari di tali regole sono tutti i soggetti Ires, in particolare Società per Azioni, Società a responsabilità limitata, Società Cooperative e di Mutua Assicurazione, Enti pubblici e privati diversi dalle società nonché i trust residenti in Italia che esercitano principalmente o esclusivamente attività commerciali e le società e gli enti di ogni tipo compresi i trust, con o senza personalità giuridica, non residenti in Italia.

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