Ferrari, vendite al top: è la fine della crisi?

Le prime pagine dei giornali di oggi hanno riportato la notizia che il marchio Ferrari è il più forte al mondo. Addirittura più potente di prodotti di largo consumo come Coca Cola o di strumenti particolarmente diffusi come i prodotti Google. Certamente questo non vuol dire che le Ferrari si vendono come fossero fresche bottiglie di Coca Cola né che si sfruttano come fossero applicazioni scaricate dal marketplace di Google. Però è una notizia che ci fa riflettere. Sarà questa la fine della crisi?

Partiamo dal presupposto che, sebbene qualcuno cominci a vedere la luce in fondo al tunnel, siamo ancora in profonda crisi e anche il presidente della Bce, Mario Draghi, la pensa alla stessa maniera. Questo significa che per un po’ possiamo dimenticarci nuovi posti di lavoro, aumenti salariali o nuove opportunità di sviluppo imprenditoriale e di business. Eppure le vendite del Cavallino sono aumentate nel 2012 del 4,5%. Tuttavia è bene precisare che, se è vero che globalmente le vendite sono aumentate del 4,5%, è anche vero che in Italia sono crollate del 46%.

E’ facile pensare ad uno spaccato dell’economia che vede Paesi, come Stati Uniti e Cina, che rispondono bene alla crisi e altri, come l’Italia, che non riescono a reagire e che conducono una vita di stenti e privazioni.

Ma è proprio vero che l’Italia continua a indossare la maglia nera in tema di ripresa economica? Per dare una risposta a questa domanda dovremmo cominciare a fare alcune ipotesi. Supponiamo che in Italia esistano due classi sociali: da una parte i proletari, i monoreddito, i pensionati e i disoccupati; dall’altra i benestanti, i ricchi e gli abbienti. E’ evidente che il primo ceto sociale non potrà acquistare una Ferrari almeno fino a quando rimarrà in quella condizione economica. Il secondo, invece, sì. Ma riflettiamo un attimo. Che interesse avrebbero queste persone ad acquistare una Ferrari in Italia? Così facendo, infatti, si metterebbero a nudo di fronte al Redditometro. La soluzione sarebbe quella di acquistare l’auto in qualche altro Paese dove il fisco è meno aggressivo come ad esempio Svizzera (+14% delle vendite) e Gran Bretagna (+20% delle vendite).

In effetti la flessione positiva delle vendite del Cavallino non è sintomatica di una probabile uscita dal tunnel. La verità è che il settore che in questi anni ha risentito meno della crisi è quello del lusso.

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