Guida al reverse charge: novità 2016

Reverse charge
Reverse charge

Il reverse charge è un particolare meccanismo che prevede il trasferimento di una serie di obblighi relativi alle modalità di assolvimento dell'Iva dal cedente dei beni e dei servizi all'acquirente. Questa forma di inversione contabile, in deroga alla disciplina generale Iva, mira a contrastare le frodi in materia di imposta sul valore aggiunto soprattutto in quelle operazioni passive particolarmente soggette a rischio. In questo modo, infatti, l'acquirente risulta allo stesso tempo creditore e debitore del tributo, con obbligo di registrare la fattura sia nel registro degli acquisti che in quello delle vendite. In questa guida troverete tutte le regole e le istruzioni, con gli aggiornamenti 2016, relativi al meccanismo del reverse charge.

Il reverse charge è un sistema introdotto a livello comunitario. Nel 2013 il Consiglio UE ha approvato in via definitiva due modifiche alla direttiva 2006/112/UE relativa al sistema comune di imposta sul valore aggiunto: la direttiva 2013/42/UE, riguardante il meccanismo di reazione rapida contro le frodi in materia di Iva, e la direttiva 2013/43/UE, inerente all'applicazione facoltativa e temporanea del meccanismo dell'inversione contabile alla cessione di determinati beni e alla prestazione di determinati servizi a rischio di frodi.

In questo modo si è dato avvio ad un nuovo meccanismo di reazione rapida, detto Quick Reaction Mechanism (QRM), che permette agli Stati membri di applicare temporaneamente l'inversione contabile per un breve periodo a determinate cessioni di beni o prestazioni di servizi. Nel corso degli anni i settori che hanno registrato casi di frode sono aumentati e pertanto, con la direttiva 2013/43/UE, sono stati individuati nuovi beni e servizi soggetti a regime di inversione contabile.

In Italia l'attuazione di quanto disposto dalla direttiva europea è avvenuta attraverso l'articolo 1, commi 629-632, della Legge di Stabilità 2015 (L. 190/2014) che ha modificato l'articolo 17 del D.P.R. 633/72. Ma il legislatore italiano è andato oltre rispetto a quanto previsto dalla direttiva comunitaria e ha esteso, in deroga, l'applicazione del reverse charge anche al settore edile ed energetico, alla grande distribuzione alimentare e alle operazioni relative ai pallet.

C'è da dire, che per quanto riguarda il settore della grande distribuzione, l'applicazione del reverse charge era subordinata ad un'apposita autorizzazione dell'Unione Europea, come previsto dalla disciplina comunitaria in materia di IVA. Ma il 23 maggio 2015 la Commissione Europea si è opposta alla richiesta italiana di deroga.

L'articolo 17 del DPR 633 del 1972 stabilisce che l'inversione contabile si applica alle cessioni imponibili di oro da investimento nonché alle cessioni di materiale d'oro e a quelle di prodotti semilavorati aventi specifiche caratteristiche di purezza. In tali casi il cessionario, se soggetto passivo d'imposta nel territorio dello Stato, è tenuto al pagamento dell'imposta. La fattura, emessa dal cedente senza addebito dell'imposta, con l'annotazione inversione contabile e l'indicazione della norma di riferimento, deve essere integrata dal cessionario con l'aliquota e la relativa imposta e deve essere annotata nei registri entro il mese di ricevimento ovvero anche successivamente ma comunque entro 15 giorni dal ricevimento e con riferimento al relativo mese. Lo stesso documento, ai fini della detrazione, deve essere annotato anche nel registro acquisti.

Ai sensi dell'articolo 17, comma 6 del DPR n. 633 del 1972 il meccanismo del reverse charge opera anche:

  1. per le prestazioni di servizi, compresa la prestazione di manodopera, rese nel settore edile da soggetti subappaltatori nei confronti delle imprese che svolgono l'attività di costruzione o ristrutturazione di immobili ovvero nei confronti dell'appaltatore principale o di un altro subappaltatore;
  2. alle cessioni di fabbricati o di porzioni di fabbricato per le quali nel relativo atto il cedente abbia espressamente manifestato l'opzione per l'imposizione;
  3. alle prestazioni di servizi di pulizia, di demolizione, di installazione di impianti e di completamento relative ad edifici;
  4. alle cessioni di cellulari nonché dei loro componenti ed accessori;
  5. alle cessioni di personal computer e dei loro componenti e accessori;
  6. alle cessioni di materiali e prodotti lapidei, direttamente provenienti da cave e miniere;
  7. ai trasferimenti delle quote di emissione di gas serra operati nell'ambito del Sistema europeo di emission trading;
  8. ai trasferimenti di altre unità che possono essere utilizzate dai gestori per conformarsi alla direttiva 2003/87/CE e di certificati relativi al gas e all'energia elettrica;
  9. alle cessioni di gas e di energia elettrica a un soggetto passivo-rivenditore;
  10. alle cessioni di beni effettuate nei confronti degli ipermercati, supermercati e discount alimentari.

Per le disposizioni di cui ai punti 4, 5 e 6 non è pervenuta autorizzazione da parte del Consiglio europeo. Per la disposizione di cui al punto 10 non è stata concessa la deroga da parte dell'Unione Europea.

L'articolo 74, comma 7, del Dpr 633/1972 prevede ulteriori ipotesi per le quali si applica il reverse charge. La disciplina in questione individua la cessione di rottami, cascami e avanzi di metalli ferrosi e dei relativi lavori, di carta da macero, stracci e scarti di ossa, di pelli, di vetri, di gomma e plastica nonché di bancali in legno (pallet) recuperati ai cicli di utilizzo successivi al primo.

Con il decreto legislativo n. 24 del 2016 sono state apportate alcune modifiche alla disciplina del reverse charge. In pratica, recependo le direttive comunitarie, il legislatore ha aggiornato l'articolo 17 del DPR 633/1972. Con le modifiche apportate, pertanto, il reverse charge si applica ai telefoni cellulari ma non più ai loro componenti e accessori, alle cessioni di pc e dei loro componenti e accessori, alle console da gioco, tablet, laptop nonché ai trasferimenti di dispositivi a circuito integrato, quali microprocessori e unità centrali di elaborazione, effettuate prima della loro installazione in prodotti destinati al consumatore finale.
Inoltre, non si applica più alle cessioni di materiali e prodotti lapidei, direttamente provenienti da cave e miniere nonché alle cessioni di beni effettuate nei confronti degli ipermercati (codice attività 47.11.1), supermercati (codice attività 47.11.2) e discount alimentari (codice attività 47.11.3).

Per ogni utile approfondimento vi suggerisco il mio nuovo ebook. Si intitola Reverse charge e contiene le nuove tipologie di operazioni assoggettate a inversione contabile. Il testo analizza nel dettaglio tutti gli adempimenti previsti, sia in capo al fornitore che all'acquirente, e fornisce tutti i chiarimenti necessari in tema di reverse charge anche alla luce delle recenti modifiche introdotte dalla Legge di Stabilità 2016 e dal D.Lgs. n. 24 del 11 febbraio 2016.

Articoli correlati

Tags: 

Aggiungi un commento