Protezionismo USA: i dazi doganali sui prodotti cinesi rilanceranno l’economia americana?

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Quali saranno gli effetti dell’aumento dei dazi imposti dagli USA? Avranno una ricaduta sull’economia americana? Le aziende USA ne trarranno beneficio? E l’impatto sui prezzi delle merci in che modo influenzerà i consumi?

Le politiche di difesa dei prodotti e delle aziende americani dalla concorrenza delle merci straniere in genere e, soprattutto, di quelle cinesi si sono trasformate in politiche protezionistiche nel 2009 con il presidente Obama, che alzò i dazi sugli pneumatici cinesi del 25-35%: con questa misura il Presidente americano intendeva favorire i prodotti USA rispetto a quelli di importazione.
La decisione di Obama ebbe un effetto positivo nell’immediato, infatti si registrò subito un calo nel numero di pneumatici cinesi per auto importati e un aumento nella produzione di pneumatici negli USA. Questi risultati positivi per l’industria dello pneumatico fecero ben sperare per il futuro, ma lo studio dei dati complessivi relativi a importazione e acquisto di pneumatici indusse tutti a moderare l’entusiasmo. Infatti, la quantità complessiva degli pneumatici importati aveva invece subito un balzo in avanti e la decisione di Obama aveva finito per favorire altri concorrenti stranieri (sudcoreani, tailandesi e indonesiani) dei produttori americani.

Misure protezionistiche: fanno davvero bene all’economia?

I dazi sui prodotti importati suscitano spesso l’entusiasmo di chi li considera delle misure di difesa del prodotto nazionale, ma non di coloro che analizzano le dinamiche del commercio in una prospettiva più ampia. Innanzitutto i dazi danneggiano fortemente gli acquirenti dei beni importati, che sono costretti a pagarli molto di più e tra gli acquirenti vi sono non soltanto i consumatori, ma anche le aziende che spesso devono comprare materie e prodotti a un prezzo più alto. Di conseguenza i dazi possono determinare anche un’impennata dei prezzi di certe merci e una possibile diminuzione dei consumi.

E fanno bene al commercio degli pneumatici?

Il settore degli pneumatici americani della fascia premium non sembra aver risentito dell’imposizione dei dazi, almeno secondo quanto afferma un responsabile di Goodyear, una delle tre maggiori aziende di pneumatici negli Usa insieme a Bridgestone e a Michelin. Gli acquirenti degli pneumatici Goodyear rimangono fedeli a un marchio che non entra in competizione con le gomme cinesi, che appartengono fascia invece alla fascia budget.
Le misure protezionistiche, secondo i dati delle vendite negli USA, non sono riuscite a bloccare l’arrivo di merci che hanno già un proprio mercato, ma costringono i retailer ad aumentare il prezzo dei prodotti o a ridurre il loro margine di guadagno per non rischiare di far diminuire la quantità di merci vendute.
Nel caso degli pneumatici per auto, almeno secondo gli esperti del sito di vendita di pneumatici www.gomme-auto.it, l’imposizione dei dazi si è comunque rivelata efficace poiché ha indotto le aziende straniere ad aprire centri di produzione negli USA e ha favorito così l'occupazione. Ad esempio, la sudcoreana Kumho Tires a causa della crescita delle vendite negli Stati Uniti e dell’aumento dei dazi, ha aperto nel maggio 2016 una fabbrica a Macon (Georgia) con 400 posti di lavoro.
La governance delle politiche commerciali è estremamente complessa, poiché le decisioni del governo devono essere prese rispettando i trattati esistenti tra i diversi stati e non violando gli accordi di libero scambio e le norme dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC).
Negli USA, una politica commerciale basata sull’imposizione dei dazi potrebbe avere un effetto boomerang sull’economia americana determinando ritorsioni ed effetti dall’impatto negativo.

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