Economia ferma al Sud: cause e soluzioni

Economia Sud
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L'economia del Sud Italia è ferma, le imprese arrancano, il tasso di disoccupazione ha raggiunto livelli allarmanti. C'è il rischio che si entri in un vortice di sottosviluppo da cui sarebbe impossibile venirne fuori. Qualche giorno fa il premier Matteo Renzi ha annunciato di voler realizzare un piano di sviluppo per il Sud. L'ha chiamato master plan e dovrebbe rappresentare un documento contenente le linee guida per la ripresa del Mezzogiorno. Un po' come accade con il business plan delle imprese. Solo che questa volta, oggetto di studio non è un'attività commerciale, bensì l'area che sembrerebbe essere una zavorra per tutta l'Italia: il Sud. Un master plan, quindi, per individuare le cause, trovare le soluzioni e far ripartire le regioni meridionali. Ma quali sono le cause e quali le soluzioni? Possibile che sia solo colpa dei meridionali? O anche le Istituzioni hanno la loro responsabilità? Ed esistono soluzioni per portare il Sud ad un adeguato livello di sviluppo?

Sud a rischio sottosviluppo permanente

L'allarme è già stato lanciato: secondo la Svimez, l'Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno, il Sud rischia il sottosviluppo permanente. Ciò vuol dire che le regioni del Sud potrebbero non vedere mai la luce in fondo al tunnel. Presi due imprenditori, con due aziende in fase di start-up, con il medesimo core business, il primo con sede a Udine mentre il secondo a Siracusa. Ebbene, presi questi due imprenditori e confrontati tra di loro, risulterebbe che il siracusano per mandare avanti la propria azienda dovrebbe affrontare sforzi decisamente maggiori rispetto al proprio collega del Nord. La difficoltà a fare impresa e a sviluppare la propria idea imprenditoriale certamente non possono essere imputate all'imprenditore bensì al mercato in cui costui si trova a operare, ingessato dall'immobilismo delle Istituzioni locali.

Master plan per le regioni del Sud

Per anni le regioni meridionali sono state, e continuano a esserlo, abbandonate a se stesse. Adesso il premier Matteo Renzi avrebbe intenzione di sviluppare un master plan, ossia un piano di sviluppo del Meridione. Non sappiamo se ciò sia la soluzione giusta. Ciò che è giusto è che il governo abbia affrontato il problema imputando, quale concausa della mancata crescita delle regioni del Sud, anche le Istituzioni. E' giunto il momento di risollevare le regioni meridionali e liberarle dal paventato rischio di sottosviluppo permanente.

Non può esistere un'Italia a due velocità

L'Italia è ripartita o almeno così si legge un po' ovunque. Ma non può esistere un'Italia a due velocità. Se l'Italia riparte, riparte tutta insieme. Sud compreso. Se il Meridione non si muove, anche l'Italia resta al palo. Non ci sono vie d'uscita ed è tempo che la classe dirigente se ne renda conto.

Piano di sviluppo delle imprese del Sud

Proposte per far decollare il Sud ancora non se ne vedono. Dovremo aspettare che giunga settembre quando tutta l'Italia si rimetterà in moto dopo la pausa estiva. Contiamo di vedere nuove risorse, finanziamenti mirati, crediti d'imposta, agevolazioni per le imprese. Nella mia regione mi piacerebbe vedere decollare le imprese dell'Etna Valley, quelle di Termini Imerese, di Gela e tutte le Pmi che sono il tessuto più nobile dell'intera struttura imprenditoriale. E poi ancora le start-up, i lavoratori autonomi e i liberi professionisti.
Aiutare le imprese vuol dire anche dotare la regione delle infrastrutture di base. Non è il caso di pensare ad autostrade superveloci, ponti sullo Stretto o treni ultra rapidi. Per il momento sarebbe sufficiente avere garantiti i servizi base e magari un'autostrada che colleghi Palermo e Catania senza alcun timore che possa crollare.

Classi sociali della Sicilia

La causa dell'economia del Sud ferma palo è da individuare prevalentemente nell'immobilismo delle Istituzioni locali. Qualcuno non è d'accordo con questa teoria e sostiene che il problema non sia delle Istituzioni ma di una mentalità troppo accomodante diffusa fra una popolazione che tende a ingigantire i propri problemi e che, per abitudine, continua a piangersi addosso. Da meridionale posso assicurarvi che non è così. O almeno non lo è nella maggior parte dei casi.
Personalmente sono convinto che in Sicilia la popolazione sia divisa in tre classi sociali: i rozzi, gli invidiosi e i determinati. I rozzi sono quelli a cui non gliene frega niente di come vanno le cose, tanto vanno sempre male. Non hanno mai tenuto un quotidiano fra le mani né tantomeno un libro, neppure sotto tortura. Credono che Il Sole 24 ore stia a indicare una regione polare in cui il sole splende ventiquattro ore al giorno. Amano guardare quegli insulsi programmi televisivi, dove presentatori mediocri ospitano gente mediocre che racconta le gesta di una vita mediocre.
Gli invidiosi sono quelli che guardano, scrutano, osservano persone, parenti e amici. Li squadrano, li studiano e sono convinti che vi sia del marcio in ognuno di essi. Sono fortemente convinti che tutto gli sia dovuto: un lavoro, una grande casa, figli belli ed educati. Ma non sono disposti a lottare per i propri ideali. Aspirano solo ad un posto fisso da lavoratore dipendente (magari statale) in quanto garanzia di un minimale benessere. E chi quel posto fisso ce l'ha è un privilegiato, un raccomandato che ha avuto la fortuna di farcela perché è figlio del fratello del cugino dell'amico del dentista dell'amante della moglie del fratello del sindaco. E quando i loro desideri non si realizzano la colpa è della vita o della sorte o della sfiga o del proprio vicino di casa o dei propri parenti o delle mosche o del sole o della pioggia o del troppo caldo o del troppo freddo. Insomma, la colpa è sempre di qualcun altro tranne che la loro.
Infine c'è la classe dei determinati. Si tratta di gente che va avanti nonostante tutto, nonostante l'immobilismo delle Istituzioni, nonostante l'autostrada Palermo-Catania crollata. Gente che si pone un obiettivo nella vita e che fa di tutto per raggiungere i propri scopi, gente disposta anche ad accettare un fallimento perché il fallimento in sé gli ha lasciato un grande insegnamento. Ed è solo dopo un fallimento che si riparte, si cresce. E' questo il tessuto sociale migliore del Meridione, il più diffuso, il più nobile, quello su cui occorre puntare per far ripartire l'economia del Sud. Quello a cui i fondi, le agevolazioni e i finanziamenti devono essere indirizzati. L'unica classe sociale in grado di produrre ricchezza all'interno di un territorio ormai sterile.

Divario fra Nord e Sud

Fanno riflettere le pagine di Opzione zero, il libro di Francesco Delzio, secondo cui dal 2007 ad oggi il divario tra Nord e Sud si è ulteriormente ampliato. Ad aggravare la situazione è stata la crisi dalla quale ci apprestiamo a uscire, accanendosi contro la fragile economia meridionale. L'autore afferma che il vagone del Mezzogiorno si è sostanzialmente sganciato dal treno-Italia, che pure è quasi fermo e sembra a sua volta essersi sganciato dal treno Europa. Poi riprende informando i lettori che il 60% dei giovani meridionali under 24 sono disoccupati: una situazione post-bellica. E cosa peggiore che negli anni più difficili, gli investimenti pubblici sono diminuiti di 5 miliardi.

Soluzioni per fare ripartire l'economia del Sud

Per fare ripartire il Meridione, quindi, servono due cose: buona volontà dei meridionali e maggiore impegno da parte delle Istituzioni. Noi meridionali la buona volontà la stiamo mettendo. Adesso la mossa è delle Istituzioni.

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