Vendita Eni al via: sul mercato 3% del capitale

Eni
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Sono otto le società pubbliche per le quali è prevista la dismissione parziale, operazione che permetterà di riempire le casse dell’Erario con 10-12 miliardi. Fra queste di rilievo è Eni che, con una cessione del 3%, poterà allo Stato oltre due miliardi.

I dodici miliardi previsti in entrata grazie alla cessione di aziende pubbliche serviranno una parte a ridurre il debito pubblico mentre il resto sarà dato alla Cassa Depositi e Prestiti, azionista di cinque delle otto aziende in vendita, per cercare di sostenere la crescita. Chi temeva un nuovo vasto piano di dismissione ha dovuto ricredersi ma questo è – per citare le parole del premier Enrico Letta – un primo pacchetto, agile e rapido. Le aziende individuate sono Sace, Fincantieri, Cdp Tag, Cdp Reti, Grandi Stazioni, ST, Eni e Enav.

Ma è su Eni che vorrei focalizzare l’attenzione. La cessione della società, infatti, sarà limitata. L’Eni ha effettuato un buyback ossia l’acquisto delle proprie azioni per il 3% capitale. La quota del Tesoro crescerà al 33% e lo Stato metterà in vendita quel 3% senza, comunque, scendere al di sotto del 30%.

In pratica verranno tolte 360 milioni di azioni. In questo modo il capitale di Eni, attualmente costituito da 3,62 miliardi di azioni, sarà pari a 3,26 miliardi. Pertanto le azioni detenute da Cdp, attualmente pari al 26% del capitale, diventeranno il 28,7% mentre quelle detenute dal Tesoro, attualmente pari al 4,3% del capitale, passeranno al 4,8%. A conti fatti l’attuale 30,2% detenuto attualmente da Cassa Depositi e Prestiti e Tesoro passerebbe al 33,5%. E quindi sul mercato potrebbe essere ceduto il 3% consentendo ugualmente allo Stato di mantenere una quota non inferiore al 30%. Il risultato di questa operazione porterà nelle casse dell’Erario 2,6 miliardi di euro.

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