Eni ed Enel in mano ai cinesi: acquistato 2% dei gruppi energetici

Azioni Cina
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I cinesi guardano l’Italia. La osservano, la studiano e, se è il caso, la acquistano. E’ così che il 2% di Eni e di Enel vola a Pechino e rende, di fatto, la Banca Popolare Cinese il secondo azionista dei due principali gruppi energetici del nostro Paese.

L’Italia è in vendita. E i cinesi ne approfittano. E’ di ieri la notizia diffusa dalla Consob relativa all’acquisto da parte della People’s Bank of China, la Banca Popolare Cinese, del 2% di Eni ed Enel. Ad agevolare l’operazione sicuramente la prospettiva di crescita delle imprese italiane e i prezzi abbastanza contenuti: le azioni di Enel sono quotate più di 4 euro (contro gli 8 euro del 2007) mentre quelle di Eni raggiungono i 18 euro (contro i 27 euro del 2007). La partecipazione dei cinesi nei due maggiori gruppi energetici italiani è rilevante per il mercato. L’operazione, avvenuta lo scorso 21 marzo, ha permesso di acquistare il 2,071% di Enel e il 2,102% di Eni.

Enel
La società guidata da Fulvio Conti ha chiuso il 2013 con un utile netto di 3,2 miliardi (238 milioni nel 2012) anche grazie alla plusvalenza relativa alla cessione di Arctic Russia. I ricavi sono calati del 5,2% a quota 80,5 miliardi a causa di una contrazione delle vendite di energia elettrica.
In diminuzione a 39,8 miliardi anche il debito finanziario netto. In particolare, i flussi di cassa generati dalla gestione operativa e dalle operazioni straordinarie finalizzate nel corso del 2013, tra cui le cessioni di taluni asset non strategici, sono stati solo parzialmente assorbiti dagli investimenti effettuati nel periodo e dal pagamento dei dividendi, degli interessi e delle imposte sui redditi. Al 31 dicembre 2013, l'incidenza dell'indebitamento finanziario netto sul patrimonio netto complessivo, il cosiddetto rapporto debt to equity, si attesta a 0,75 a fronte di 0,82 di fine 2012, mentre il rapporto tra Indebitamento finanziario netto ed Ebitda è pari a 2,3 (2,7 al 31 dicembre 2012). Per il 2014 è prevista una ulteriore riduzione dell’indebitamento finanziario netto dagli attuali 39,8 miliardi a circa 37 miliardi.
Il dividendo per il 2013 è pari a 0,13 euro ad azione con una previsione al rialzo entro il 2015. L’assemblea degli azionisti è convocata per il 22 maggio prossimo. Il pagamento del dividendo avverrà in unica soluzione il 26 giugno.
L'Ebitda è pari a 17.011 miliardi, in aumento del 7,6% rispetto al 2012. Il dato include la plusvalenza relativa alla cessione di Arctic Russia, mentre il margine operativo lordo del 2012 risentiva di una rettifica di 929 milioni effettuata, ai soli fini comparativi, in ottemperanza a quanto previsto dalla nuova versione del principio contabile IAS 19 in fase di prima applicazione. Tale rettifica è riferibile principalmente alla rilevazione degli oneri relativi al piano di accompagnamento alla pensione assegnato a taluni dipendenti in Italia a fine 2012. Al netto di tali partite, la riduzione del margine operativo lordo è principalmente connessa alla prevista contrazione dei risultati in Spagna e delle attività di generazione da fonte convenzionale in Italia, solo parzialmente compensata dal buon andamento dell'Area di Business Mercato Italia, della Divisione Energie Rinnovabili e delle attività in America Latina (in tale ultimo caso pur in presenza di uno sfavorevole andamento dei tassi di cambio delle valute locali rispetto all'euro). L'Ebit è ammontato a 9.944 milioni di euro, con un incremento di 3.138 milioni di euro (+46,1%) rispetto al 2012.
Il piano industriale 2014-2018 fissa per quest’anno un Ebitda di circa 15,5 miliardi e un utile netto ordinario di Gruppo di circa 3 miliardi. Per il 2016 si prevedono un Ebitda di circa 16,5 miliardi, un utile netto ordinario di gruppo di quasi 3,7 miliardi e un indebitamento finanziario netto di circa 39 miliardi. Per il 2018 l'Ebitda è previsto a circa 18 miliardi, l'utile netto ordinario di gruppo a circa 4,5 miliardi e l'indebitamento finanziario a circa 36 miliardi.
A seguito della presentazione dei conti gli analisti hanno presentato giudizi positivi. In particolare Jp Morgan ha alzato la raccomandazione a overweight da neutral con un target price rivisto a 4,3 euro per azione da 3,3 euro.

Eni
Per l’Eni di Paolo Scaroni è prevista la privatizzazione e, probabilmente, anche in tempi abbastanza rapidi. Su impulso del nuovo Governo, infatti, il Tesoro potrebbe scegliere di vendere il 3% di Eni a investitori privati, senza aspettare i tempi lunghi del buy back, come segno di apertura dell'Italia ai mercati esteri.
Il bilancio consolidato 2013 di Eni si è chiuso con un utile netto di 5,16 miliardi.
Il dividendo Eni 2013 sarà di 1,10 euro ad azione di cui 0,55 euro già distribuiti l’anno scorso mentre la restante parte sarà messa in pagamento il 22 maggio 2014 con stacco il 19 maggio.
Entro il 31 luglio 2015 sarà collocato almeno un prestito obbligazionario per un importo complessivo di 1,5 miliardi di euro. In questo modo Eni potrà mantenere un'ampia base di investitori e una struttura finanziaria equilibrata per quanto attiene il rapporto tra indebitamento a breve e a medio/lungo termine.

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