Tassazione rendite finanziarie: un errore che non possiamo commettere

Cominciamo male. Se queste sono le intenzioni del nuovo governo Renzi, si comincia veramente male. Uno degli obiettivi del neo premier sembrerebbe essere quello di rivedere la tassazione sulle rendite finanziarie. Un tiro mancino nei confronti di tutti quei soggetti che, nel corso di questi lunghi e difficili anni, sono riusciti a mettere da parte i propri risparmi.

Sei riuscito a mettere da parte qualche soldo che servirà a pagare l’università di tuo figlio e hai acquistato Bot italiani con scadenza nel 2030? Sappi, allora, che questa scelta ti costerà cara. Parola di Matteo Renzi, nuovo premier. E vogliamo mettere l’affermazione sibilata da Domenico Delrio, sottosegretario del premier? La dichiarazione a cui mi riferisco, che suona come un insulto, è quella annunciata davanti alle telecamere di Lucia Annunziata: se una signora anziana ha messo da parte 100.000 euro in Bot non credo che se le togli 25 o 30 euro ne avrà problemi di salute.

Ebbene, se io fossi un signore anziano con un centinaio di migliaia di euro di Bot acquistati e vedessi prelevare 25 euro dai miei risparmi, mi incazzerei così tanto da avere seri problemi di salute. La signora anziana cui fa riferimento Delrio, percepisce una pensione di 500 euro al mese e ha sicuramente condotto una vita di stenti, fatiche e privazioni. Per molti anni ha mantenuto il costante impegno di risparmiare parte del proprio reddito, frutto di un regolare lavoro sul quale (questo è un concetto che a molti sfugge) ha già pagato le tasse. Perché punirla per l’ottimo lavoro svolto finora?

Il sottosegretario tenta di rettificare ma già il danno è stato fatto. Non è prevista – rassicura – né ci sarà alcuna nuova tassa. L’orizzonte del governo è quello di una riduzione della pressione fiscale attraverso una rimodulazione delle rendite finanziarie e delle tasse sul lavoro. Ma la strada da percorrere per raggiungere l’obiettivo la conosceremo a breve direttamente dal Presidente del Consiglio.

Per onestà intellettuale è doveroso precisare che attualmente la tassazione sui Titoli di Stato è del 12,50% (senza considerare l'imposta di bollo e la Tobin Tax) mentre nel recente passato era del 6,25%. L’aliquota che si applica sulle plusvalenze e sui dividendi realizzati su azioni e obbligazioni è salita nel 2012 dal 12,50% al 20%. E’ vero che in Europa ci sono Paesi che presentano una tassazione maggiore come ad esempio l’Austria o la Germania la cui aliquota è fissa rispettivamente al 25% e al 26,375%. Ma è anche vero che ci sono altri Paesi in cui la tassazione è minore. La Francia, ad esempio, applica aliquote progressive che variano dallo 0% al 45% mentre in Gran Bretagna le aliquote variano in funzione al reddito e sono comprese tra il 10% e il 37,5%.

Un ulteriore aumento della tassazione sulle rendite finanziarie non solo arrecherebbe un danno ai numerosi risparmiatori ma scoraggerebbe anche gli investitori che dirotterebbero i propri acquisti verso altri Paesi. Un errore che non possiamo commettere.

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