Legge di bilancio 2022, novità pensioni e taglio tasse

Legge di bilancio
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La legge di bilancio 2022 promette intervenire, finanziando 6 miliardi di euro (oltre a 2 miliardi già stanziati in passato), per ridurre il cuneo fiscale ossia la differenza che c’è tra il costo del lavoro per i datori e l’importo netto percepito dai dipendenti. Più semplicisticamente: taglio delle tasse. Ma le novità contenute nella legge di bilancio riguardano anche un tema particolarmente sensibile. Quello delle pensioni.

In Italia si guadagna poco perché una parte consistente dei guadagni viene rosicchiata dal fisco. E questa parte non è irrilevante se si considera che in Italia il cuneo fiscale per un lavoratore con reddito medio è del 5% superiore alla media degli altri Paesi UE e dell’11% rispetto alla media delle democrazie avanzate. Il paradosso è che anche i datori di lavoro hanno costi lordi elevati e questo blocca la creazione di nuovi posti di lavoro.

Sorge, quindi, la necessità di intervenire per realizzare un efficace taglio delle tasse riducendo il cuneo fiscale. L’ipotesi è quella di concentrare l’attenzione sullo scaglione Irpef con aliquota marginale del 38% alleggerendo, così, l'imposizione fiscale sul reddito di circa 7milioni di italiani che guadagnano fra 28mila e 55mila euro.

Per portare a compimento la manovra, però, occorrono 8 miliardi. A questi, poi, dovranno essere aggiunti altri 3 miliardi previsti in più per il reddito di cittadinanza che nel 2022 vedrà una platea di beneficiari più ampia a causa degli strascichi sociali della crisi. Altri 5 miliardi saranno previsti per rendere graduale l’innalzamento dell’età pensionistica.

Quest’anno, infatti, termina Quota 100, l’anticipo pensionistico per chi ha 62 anni di età e 38 di contributi. Con l’addio a Quota 100, e senza ulteriori interventi, si ritornerebbe alla legge Fornero e l’età del ritiro sarà innalzata da 62 a 67 anni, dando vita, quindi, ad uno scalone di 5 anni. Lo stanziamento, di contro, servirebbe ad ammorbidire la fine di Quota 100 e rendere meno brusco il ritorno alla legge Fornero.

Quota 100, fortemente voluta dalla Lega, consente di lasciare il lavoro al raggiungimento di 62 anni di età e 38 anni di contributi. Introdotta in via sperimentale per il triennio 2019/2021, l’uscita anticipata ha agevolato l’esodo prevalentemente di uomini del Nord Italia. Per la verità, l’anticipo pensionistico è stato un’opportunità per pochi lavoratori dipendenti. In effetti, chi fatto le proprie scelte di vita pensando come avere una pensione alta si è mantenuto ben distante da Quota 100: nel giro di tre anni solo poco più di 300mila persone l’hanno usata per lasciare il lavoro. La conseguenza è che, a fronte di una previsione di spesa complessiva pari a 21 miliardi, ne sono avanzati ben 7.

Si sta lavorando, quindi, per trovare un meccanismo che consenta di evitare lo scalone di 5 anni (dai 62 anni di Quota 100 ai 67 anni della legge Fornero) almeno per specifiche platee di lavoratori. L’ipotesi più accreditata è quella di mantenere un canale di uscita a 62 o 63 anni, in aggiunta all’Ape sociale, ma in versione selettiva. In particolare, l’accesso anticipato alla pensione potrebbe essere reso utilizzabile solo per alcuni settori o categorie di lavoratori e con un assegno proporzionalmente ridotto rispetto a quello della pensione piena sulla base degli anni di anticipo.

L’ipotesi messa in campo dovrebbe essere, relativamente al 2022, Quota 102 ossia 64 anni di età e 38 di contributi (rispetto ai 62 e 38 di quota 100) e, relativamente al 2024, Quota 104 ossia 64 anni di età e 40 di contributi. Il restyling non farebbe altro che restringere ancora di più le maglie dell’opportunità di andare in pensione anticipatamente. La platea interessata, infatti, potrebbe essere limitata esclusivamente a dirigenti pubblici con alti redditi. Contandoli, potrebbero raggiungere poche migliaia di lavoratori. Mentre sarebbe poco appetibile per lavoratori e, ancora di più, lavoratrici con salari bassi, pochi anni di contributi e carriere discontinue.

Fra gli altri obiettivi della legge di bilancio anche l’inclusione delle piccole e piccolissime imprese nella cassa integrazione 2022, commercio al dettaglio incluso, per un costo complessivo di 5 miliardi di euro. Altre risorse saranno destinate all’assegno unico che sarà pari a 180 euro per ciascun figlio dei soggetti che presentano un ISEE inferiore a 15.000 euro. Ma è previsto anche un assegno universale ossia pagato a prescindere dal reddito, che dovrebbe oscillare fra i 40 e i 50 euro al mese per ciascun figlio.

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