Patent box 2022 al restyling

Patent box
Patent box

L’art. 6 del decreto legge 21 ottobre 2021, n. 146, nel momento in cui scrivo non ancora convertito in legge, promette di semplificare e di operare un restyling della disciplina del patent box. In realtà il provvedimento ha stravolto la disciplina del patent box, abrogando, a decorrere dallo scorso 22 ottobre 2021, data di entrata in vigore del predetto decreto, l’intera normativa prevista dai commi da 37 a 45 dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 2014, n. 190. Ciò a danno delle numerose imprese che fino ad oggi hanno optato per il regime di tassazione dei redditi derivanti dall’utilizzo dei beni immateriali i quali, di contro, potranno optare per una nuova versione di patent box 2022. Più semplificata ma di certo meno conveniente.

SULLO STESSO ARGOMENTO
Patent box Patent box
LavoroImpresa.com, 2017
€ 18,99

No, non chiamiamola semplificazione. Quella prevista dall’art. 6 del decreto legge 146/2021 è una vera e propria abrogazione. E tutto questo a danno di quelle imprese che hanno investito in innovazione, che realizzano utili, creano occupazione e producono ricchezza.

Il patent box, in base a quanto previsto dai commi da 37 a 45 dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 2014, n. 190, è una agevolazione fiscale sui redditi derivanti dallo sfruttamento di alcuni beni immateriali e rappresenta una misura in grado di spingere l’innovazione nelle aziende. Fino ad oggi ne hanno beneficiato numerose imprese, spinte anche da una dottrina completa come quella contenuta nel libro Patent box. Grazie a questa agevolazione è stato possibile escludere da tassazione ai fini Irpef, Ires e Irap una quota del reddito derivante dallo sfruttamento commerciale dei beni immateriali.

In principio l’agevolazione era applicabile anche alla redditività derivante dallo sfruttamento dei marchi. Tale opportunità fu, in secondo tempo, cancellata in quanto in contrasto con quanto previsto dalle disposizioni comunitarie.

In pratica le imprese che fino ad oggi hanno investito in innovazione e che hanno avuto nel proprio patrimonio determinati beni intangibili, hanno potuto godere di un importante vantaggio fiscale. Quello di vedere escluso dal proprio reddito una quota pari al 50% della redditività derivante dallo sfruttamento (sia diretto che indiretto) dei beni immateriali. Tuttavia, l’art. 6 del decreto legge 21 ottobre 2021, n. 146 ha abrogato le disposizioni in commento per introdurre una nuova disciplina. Spacciandole per semplificazioni, il legislatore ha così privato le imprese di una importante agevolazione fiscale.

Il patent box è un’agevolazione che, soprattutto in questo periodo storico, non dovrebbe essere toccata. L’incentivo, infatti, oltre che essere una grande opportunità per le imprese rappresenta anche un vantaggio per il sistema Paese poiché ne garantisce la crescita. Questo perché, a differenza delle tradizionali agevolazioni, il patent box premia solo le imprese che, grazie alla propria innovazione, siano in grado di realizzare utili, creare occupazione e produrre ricchezza.

In un solo articolo il legislatore cancella, così, un validissimo incentivo offrendo alle imprese sicuramente una maggiore semplificazione ma indubbiamente una minore consistenza dei vantaggi concessi. Secondo il nuovo patent box previsto dall’art. 6 del dl 146/2021, l’agevolazione non fonda la propria sussistenza sugli utili realizzati bensì, al pari delle più comuni agevolazioni, sui costi sostenuti (nello specifico i costi di ricerca e sviluppo). Insomma, con un colpo di spugna si passa dagli utili ai costi. E non è poca roba: l’innovazione non è più giudicata in base ai risultati ottenuti bensì in funzione degli investimenti effettuati.

In questo modo vengono meno logica e funzioni di un incentivo che, fino ad oggi, ha sostenuto le aziende più competitive e capaci di produrre un utile grazie all’impiego degli intangible privilegiando le imprese con una maggiore capacità di spesa in ricerca e sviluppo.

La nuova disposizione prevede l’abrogazione della disciplina del patent box e l’introduzione di una nuova opzione, avente durata pari a 5 anni. Per i soggetti beneficiari è prevista la deduzione maggiorata del 90% dei costi di ricerca e sviluppo sostenuti in relazione a software protetto da copyright, brevetti industriali, marchi d’impresa, disegni e modelli, nonché processi, formule e informazioni relativi a esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili, utilizzati direttamente o indirettamente nello svolgimento dell’attività d’impresa.

Per quanto possa apparire appetibile, il nuovo patent box 2022 è indubbiamente meno vantaggioso del precedente. Sarebbe auspicabile che, nel processo di conversione in legge, il legislatore possa trovare, in qualche modo, una soluzione. Magari anche consentendo la convivenza di entrambi i regimi di patent box – vecchio e nuovo – con la possibilità offerta alle imprese di optare per il primo o per il secondo in base alla propria convenienza fiscale.

ARTICOLI CORRELATI

Argomenti: 

Aggiungi un commento