Patent box esteso al 110%, fuori i marchi

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Continua l’evoluzione e la rivoluzione del nuovo Patent box. La legge di bilancio 2022 estende al 110% rispetto al precedente 90% la deduzione fiscale su costi di ricerca e sviluppo per i nuovi brevetti. Fuori i marchi. Resta così ben poco di un incentivo che fino ad oggi ha premiato le imprese che hanno saputo generare reddito dai beni immateriali.

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Fino a qualche mese fa, prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto legge 146/2021, il Patent box era una leva importante per sostenere la competitività delle imprese del Paese. Infatti, come hai potuto leggere nel libro Patent box, il regime opzionale di tassazione agevolata prevedeva una defiscalizzazione del 50% per i redditi derivanti dall’utilizzo di software protetto da copyright, di brevetti industriali, di marchi d’impresa di disegni e modelli, nonché di processi, formule e informazioni relativi a esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili.

Il decreto fiscale in commento, tuttavia, ne ha demolito la natura, abolendo l’incentivo e sostituendolo con una deduzione del 90% per i costi di ricerca e sviluppo. A nulla sono servite le richieste – Confindustria in primis – fatte al Governo di reintrodurre la detassazione nella forma precedente.

Ma la partita Patent box non è ancora finita. Infatti è nella legge di bilancio 2022 che si giocano le ultime mosse. Ed è proprio in questa sede che un emendamento ha previsto l'innalzamento dell’incentivo fiscale dal 90% al 110% sui costi d’impresa, diretti o indiretti, per la ricerca e sviluppo allo scopo della creazione di software protetto da copyright, disegni e modelli e brevetti industriali.

Le novità, quindi, se da un lato estendono la percentuale dell’agevolazione, dall’altra escludono dall'ambito dei beni agevolabili i marchi di impresa e limitano pertanto l'ambito della norma ai brevetti o ai beni comunque giuridicamente tutelati.

Sia ben chiaro, la legge di bilancio 2022 è ancora in discussione e, pertanto, tutto può cambiare. Ma al momento si possono tracciare le principali novità:

  • divieto di cumulo tra il Patent box e il credito di imposta per ricerca e sviluppo;
  • esclusione dai beni interessati dall’agevolazione i marchi di impresa, processi, formule e informazioni relativi a esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili.

Relativamente alla decorrenza della nuova disciplina, dal periodo d’imposta 2021 non è più possibile esercitare le opzioni per il Patent box e per il regime di “autodeterminazione”. In questo modo sembra risolta la questione dell’opzione relativa al 2020 esercitata nei modelli Redditi 2021 presentati dopo il 22 ottobre 2021.

Intatti, invece, i requisiti per accedere al regime:

  • soggetti residenti;
  • titolari di reddito d’impresa;
  • stabili organizzazioni in Italia di residenti in Paesi con i quali è in vigore un accordo per evitare la doppia imposizione e con i quali lo scambio di informazioni sia effettivo.

L’accesso al regime avviene su opzione, valida per cinque periodi d’imposta, irrevocabile e rinnovabile.

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