Tobin Tax: facciamo il punto sulla tassa sulle transazioni finanziarie

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L’intesa è stata raggiunta: i dieci Paesi dell’Unione Europea che vogliono adottare la Tobin Tax, tassa sulle transazioni finanziarie, si sono impegnati a introdurre un’imposta sulle azioni e su alcuni tipi di derivati a partire dal 2016.

La Tobin Tax è la tassa sulle transazioni finanziarie e colpisce le azioni e alcuni derivati. Già nel 2011 la Commissione Europea aveva proposto di tassare le transazioni finanziarie con l’obiettivo di responsabilizzare le banche dopo la crisi. Ma diversi Paesi si sono opposti a tali disposizioni mentre i restanti hanno avuto difficoltà nell’identificare gli asset da tassare.

Il 22 gennaio scorso l’Ecofin ha autorizzato undici Paesi a procedere nella cooperazione rafforzata per introdurre la Tobin Tax. Si tratta di Italia, Belgio, Germania, Estonia, Grecia, Spagna, Portogallo, Australia, Francia, Svezia e Slovacchia. In Italia la tassa colpisce i gruppi quotati con capitalizzazione superiore a 500 milioni di euro mentre restano esenti le capitalizzazioni inferiori e gli scambi intraday, ossia quelli aperti e chiusi in giornata.

Con l’intesa raggiunta lo scorso 6 maggio, gli Stati si impegneranno a introdurre la Tobin Tax a partire dal 2016. La dichiarazione è stata sottoscritta da Austria, Belgio, Estonia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Portogallo, Slovacchia e Spagna. La Slovenia si era impegnata a partecipare a questa cosiddetta cooperazione rafforzata (ossia una tassazione coordinata anche senza l’adesione di tutti i Paesi dell’UE) ma, a causa della crisi politica e delle dimissioni del governo, non ha potuto sottoscrivere l’accordo. Per quanto riguarda l’Italia, la tassa è già operativa da diversi mesi limitatamente a derivati e azioni.

Per la verità tutta la questione legata alla Tobin Tax è ancora poco chiara poiché adesso, i Paesi che si sono accordati, dovranno individuare a quali transazioni finanziarie applicarla e quali aliquote adottare. Per il momento si fa riferimento al testo della Commissione che parla di un prelievo dello 0,10% sulle azioni e dello 0,01% sui derivati e prevede l’applicazione alle transazioni condotte in qualsiasi piazza finanziaria a condizione che almeno uno dei due contraenti fosse residente in un Paese Ue. Ma non è detto che queste disposizioni rimarranno ancora valide. L’Italia, ad esempio, si batte per escludere dalla Tobin Tax i Titoli di Stato ma questo è soltanto un tornaconto personale poiché, qualora si optasse per anche per la tassazione dei Btp, il rischio di vedere aumentare lo spread è concreto.

La versione europea della Tobin Tax non ha nulla a che vedere con il modello originario pensato da James Tobin, premio nobel per l’economia nel 1981 e consigliere economico di John Kennedy. Questi, infatti, prevedeva di stabilizzare il mercato monetario e reperire risorse per combattere la povertà nel mondo. Oggi, invece, si tende a combattere le speculazioni e, al contempo, fare cassa.

La Tobin Tax va a gravare su un settore già ampiamente colpito: la tassazione sulle rendite finanziarie è stata elevata al 26%. Inoltre la minusvalenza realizzata potrà essere portata a deduzione di futuri utili realizzati nei successivi quattro anni solo nella misura del 62,50% contro la precedente percentuale del 100%.

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