Tutta la verità sul TFR in busta paga

TFR in busta paga
TFR in busta paga

Dallo scorso 1 marzo i lavoratori dipendenti possono richiedere il pagamento del TFR in busta paga. Fino al 30 giugno 2018, in via sperimentale, i dipendenti del settore privato con eccezione dei lavoratori domestici e di quelli del settore agricolo, con almeno sei mesi di contratto alle spalle, potranno richiedere di incassare il trattamento di fine rapporto di lavoro maturando ogni mese in busta paga. Ma attenzione, a differenza di quanto vi hanno fatto credere, il TFR in busta paga conviene di più all'Erario piuttosto che al lavoratore dipendente.

TFR: dalle origini a oggi

Il Trattamento di Fine Rapporto di Lavoro è stato introdotto dalla Legge n. 297 del 1982 per disciplinare in modo definitivo le erogazioni delle somme dovute alla cessazione del rapporto di lavoro. Il principio generale del TFR prevede che al lavoratore subordinato spetti, al momento della cessazione del rapporto di lavoro, una somma pari alla retribuzione annua diviso 13,5 e maggiorata della rivalutazione delle somme accantonate. Il TFR si configura, quindi, come una retribuzione differita con maturazione e accantonamento progressivi nel corso del rapporto di lavoro.
Il TFR spetta per ogni tipologia di rapporto di lavoro subordinato, per tutte le categorie di dipendenti, indipendentemente dalla causale del recesso del rapporto di lavoro e anche in caso di cessazione del rapporto di lavoro durante il periodo di prova.
L'attuale normativa concede al lavoratore la facoltà di richiedere una sola anticipazione nel corso del rapporto di lavoro. Nello specifico, le richieste dei dipendenti alle aziende possono essere soddisfatte entro i limiti del 10% degli aventi titolo e, comunque, entro il 4% del numero totale dei dipendenti.
Hanno diritto a ricevere l'anticipazione del TFR esclusivamente i dipendenti che abbiano svolto almeno otto anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro. La somma massima richiedibile può essere non superiore al 70% del Trattamento di Fine Rapporto maturato ed accantonato alla data della sua richiesta. L'anticipo può essere concesso in caso di spese sanitarie per terapie e interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche o in caso di acquisto della prima casa di abitazione per sé o per i figli.

TFR e fondi pensione

A partire dal 2007 il TFR può essere destinato al finanziamento di una forma pensionistica complementare. Il D.Lgs. n. 47 del 2000 ha rivisto il regime fiscale del TFR e della previdenza complementare e ha introdotto interessanti vantaggi fiscali ai lavoratori che destinano il proprio TFR ai fondi pensione.
Dalla sua istituzione il TFR ha mutato la propria forma. Il libro Busta Paga - TFR ne ripercorre le tappe con accurata precisione. Gli autori, Dimitri Cerioli e Fabio Pappalardo, offrono ampia evidenza ad ogni aspetto legislativo legato al Trattamento di Fine Rapporto di Lavoro. Interessanti i capitoli relativi al calcolo e alla rivalutazione del TFR e quello della tassazione del TFR al momento della cessazione del rapporto di lavoro.

TFR in busta paga

Ma veniamo, adesso, al TFR in busta paga: la legge di Stabilità 2015 prevede che i dipendenti privati, ad eccezione dei lavoratori domestici e quelli del settore agricolo, che abbiano un rapporto in essere da almeno sei mesi con il medesimo datore di lavoro potranno chiedere di ricevere il Trattamento di Fine Rapporto di Lavoro accreditato in busta paga. Si tratta di una soluzione individuata dall'attuale governo per sostenere i consumi delle famiglie.
In pratica ai lavoratori è offerta la possibilità di richiedere la liquidazione mensile in busta paga della quota maturanda del TFR per il periodo che va da marzo 2015 a giugno 2018. E' bene, però, che si sappia che l'anticipo in busta paga prevede una tassazione ordinaria in base agli scaglioni di reddito Irpef invece che separata con aliquota fissa del 23% al termine del rapporto di lavoro. Inoltre, ottenendo il TFR in busta paga, si perderebbe il rendimento pari al 75% dell'inflazione maggiorato di 1,5 punti.

TFR in busta paga: benefici solo per l'Erario

Tassazione pesante per il TFR in busta paga, perché come previsto dalla normativa, sarà assoggettato a tassazione ordinaria e non a quella separata che di solito si applica. E' possibile, a questo punto, affermare che l'opportunità di ricevere in busta paga il proprio trattamento di fine rapporto conviene più all'Erario piuttosto che ai lavoratori. Non che su questo punto ci fossero stati mai dubbi ma adesso è possibile fare un'ipotesi sul maggior gettito fiscale: ipotizzando una adesione all'opzione del 40%-50% dei lavoratori, il governo punta a rimpinguare il proprio portafoglio per un valore compreso tra i 2,2 miliardi del 2015 e i 2,7 miliardi del 2017.

Piccoli benefici e grandi svantaggi per i lavoratori

Quello che risulta essere più imbarazzante è che l'operazione è stata presentata, tanto dal Governo quanto da molti giornali, come l'occasione del secolo per i lavoratori i quali, finalmente, avrebbero potuto beneficiare degli effetti di una busta paga più ricca.
C'è di buono che la somma corrisposta non inciderà sulla fruizione dell'eventuale bonus da 80 euro. Altrimenti sai che convenienza? Di certo, però, il TFR in busta paga inciderà per tutte le agevolazioni e le detrazioni fiscali. Questo significa che tra tassazione ordinaria e taglio delle detrazioni, i benefici saranno veramente ridotti al minimo. E' importante, quindi, valutare attentamente la reale convenienza a presentare l'opzione. Da non dimenticare, inoltre, che il mancato accantonamento del TFR annullerà anche gli effetti della rivalutazione che annualmente deve essere applicata.

TFR in busta paga visto dalle imprese

Ma oltre a generare uno svantaggio per il lavoratore, il pagamento del TFR in busta paga provocherebbe un danno anche alle imprese poiché andrebbero a perdere un importante cuscinetto di liquidità.
Le imprese, tuttavia, potranno scegliere se pagare il TFR direttamente oppure accedere ad un finanziamento assistito da garanzia rilasciata da un fondo specifico istituito presso l'Inps. Il finanziamento sarà erogato da una banca aderente all'accordo tra ministero e Abi ad un tasso non superiore a quello di rivalutazione del TFR. Per accedere al prestito le aziende dovranno versare al fondo un contributo mensile pari allo 0,20% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali del dipendente.

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Commenti

Ottimo articolo, letto con piacere e attenzione. Grazie per la condivisione, Nicola.

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