Come cambia il lavoro con il GDPR

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Le nuove tecnologie all’interno del mondo del lavoro mettono a repentaglio la privacy dei lavoratori, oltre a quella dei datori di lavoro. E deriva dal GDPR (General Data Protection Regulation) l’obbligo di una corretta informativa a tutela della sicurezza.

Tecnologie nel mondo del lavoro: positività o rischi?

Le nuove tecnologie nel mondo del lavoro stanno portando sicuramente ad un aumento di efficienza ovvero ad una minore complessità del lavoro. Sorgono, tuttavia, nuovi rischi sia per i lavoratori, sotto il profilo dei controlli di solito troppo aggressivi, sia per i datori di lavoro, in quanto potrebbero andare incontro a danni da lesione del diritto all'immagine, alla reputazione, all'onore e al decoro della persona giuridica.

Si pensi, ad esempio, al dipendente che passa gran parte dell'orario di lavoro sui social network: situazione che crea potenziali rischi di danni patrimoniali o di immagine.

In un periodo in cui ci si trova dinanzi al lavoro agile e alla digitalizzazione delle imprese, l’attenzione crescente al tema della privacy, anche dal canto del legislatore italiano ed europeo e pure nelle sue implicazioni correlate al rapporto di lavoro, crea quindi la consapevolezza che non si possa impedire ai cittadini, ai lavoratori e agli imprenditori di usare le potenzialità offerte dalla tecnologia, e che in tempi del genere debba tutelarsi un diritto fondamentale (e riconosciuto come tale anche dalla Carta dei diritti dell’Unione Europea), come quello inerente alla protezione dei propri dati personali.

Il Garante per la Privacy ha ritenuto che “Tali software non possono essere considerati strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa (ai sensi e per gli effetti dell’art. 4, comma 2, l. n. 300/1970…)”. Ecco che un tale trattamento si pone in violazione dei principi di necessità, pertinenza e non eccedenza previsti dal Codice Privacy italiano (e ribaditi dal GDPR europeo) che non permettono controlli durativi, prolungati, costanti e indiscriminati, quali, come nel caso di specie, la registrazione sistematica dei dati relativi al MAC Address e i dati concernenti la connessione ai servizi di rete.

GDPR: imposto l’obbligo di una corretta informativa ai lavoratori

Detto ciò, dopo aver correttamente individuati gli “strumenti di lavoro”, l’obbligazione principale che va rispettata dalle aziende e dalle pubbliche amministrazioni deve essere in linea con la normativa italiana (in materia di lavoro). Ma più di ogni altra cosa deve essere in simbiosi con quella europea introdotta dal GDPR (General Data Protection Regulation), al fine di garantire al lavoratore una corretta informativa sulle modalità d’uso e gli eventuali controlli per ogni strumento di lavoro, che nel rispetto dell’art. 13 del GDPR (Regolamento Ue 2016/679), dovrà avere un contenuto conciso, trasparente, comprensibile per l’interessato e accessibile. Per maggiori informazioni sul GDPR visitare il sito psbconsulting.it.

Molto importante sarà anche la specificazione e corretta illustrazione delle finalità del trattamento, dal momento che è su un profilo del genere che si imposterà, in un eventuale giudizio, la valutazione della proporzionalità tra controlli e finalità del trattamento e quindi, la valutazione di legittimità di un possibile controllo in virtù del GDPR e dell’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori.

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