Crowd work: il lavoro si trova all’asta sul web

Crowd work
Crowd work

La nuova frontiera del lavoro sul web si chiama crowd work. Si tratta di una forma di lavoro digitale occasionale. Il committente (impresa o persona singola) richiede lo svolgimento di un'attività di lavoro alle persone connesse ad una piattaforma digitale. Il lavoro, quindi, è messo all'asta. Chiunque, da qualsiasi parte del mondo, può partecipare. Ma sarà il committente, sulla base delle proposte ricevute, a scegliere chi si aggiudicherà la commessa.

La sharing economy è entrata nelle nostre vite in maniera alquanto silenziosa ma al contempo determinata. Questa nuova forma di economia, detta anche della condivisione, consente la generazione di reddito mettendo a disposizione i beni personali poco utilizzati o i servizi. È così che si utilizzano piattaforme per condividere l’auto (car sharing), l’abitazione (house sharing), gli uffici (coworking), le cene (social eating).

L’ultima frontiera della sharing economy è il cosiddetto crowd work (letteralmente folla di lavoratori da cui attingere manodopera). Ciò prevede la partecipazione - da parte di professionisti, artigiani e freelance - a vere e proprie aste o gare online necessarie per aggiudicarsi piccole commesse.

Non ci sono limiti geografici: chiunque, da qualsiasi parte del mondo, può collegarsi a una piattaforma web italiana o straniera, verificare le richieste di lavoro in essa contenute, candidarsi presentando il proprio skill professionale e stabilendo un prezzo. Sarà il soggetto che ha inserito l’annuncio a scegliere, tra le proposte ricevute, quella più valida.

Tra i profili maggiormente richiesti si trovano gli informatici, i grafici, i traduttori ma anche ragionieri, architetti e insegnanti. Si realizzano siti web, loghi aziendali, traduzioni al volo. Ma si preparano anche business plan, progetti di arredo e lezioni di matematica. Tra i compiti maggiormente commissionati: contenuti web e sviluppo software, costruzione e pulizia di basi di dati, certificazione di pagine web, trascrizione di documenti scansionati e clip audio, classificazione e tugging delle immagini, revisione di documenti, controlli di sicurezza per contenuti specifici, progettazione di loghi e scrittura di slogan per l’industria pubblicitaria.

Il guadagno è per tutti:

  • il freelance trova sempre nuovi clienti cui offrire la propria professionalità;
  • il committente ha la certezza di poter verificare diversi preventivi e scegliere quello ritenuto più valido;
  • la piattaforma web riceve migliaia di visitatori a cui offrire servizi aggiuntivi a pagamento e trattiene una commissione su ogni affare andato a buon fine.

Ma quello che più occorre evidenziare è che il freelance:

  • si apre ad un mercato internazionale con infinite possibilità;
  • può lavorare dalla postazione di cosa propria;
  • non ha grossi investimenti da affrontare.

Il crowd work si presenta, pertanto, come una interessante opportunità soprattutto per i giovani che si affacciano nel mercato del lavoro e per quelli che vogliono realizzare un’attività in proprio.

Si tratta, tuttavia, di un mercato ancora inesplorato e non privo di rischi. Il rischio più grande, ad esempio, è quello di offrire manodopera professionalizzata a basso costo: pur di accaparrarsi il lavoro si può essere portati a ridurre il più possibile il prezzo della prestazione. Da non sottovalutare, inoltre, il rischio di dare avvio ad un mercato del lavoro non regolamentato.

La prima piattaforma di cloud work nasce nel 2005 negli USA. Si chiama Amazon Mechanical Turk e, 10 anni dopo la sua nascita, ha dichiarato 500mila iscritti di 190 paesi diversi. Sempre dagli Stati Uniti il profilo del crowd worker è generalmente quello di giovani con età media di 30 anni, titolo di studio di secondo livello, per buona parte donne, che trovano nel crowd work la propria principale fonte di reddito, il cui corrispettivo è generalmente pari a 2 dollari l’ora.

Secondo l’Online Labour Index, un indice sul lavoro online creato dal centro di ricerca dell'università di Oxford, il mercato del Croud Working è diffuso soprattutto negli Stati Uniti con un 49,6% di richieste di lavoro. Altre stime – si veda, in particolare Il lavoro promesso. Libero, creativo, partecipativo e solidale - prevedono che in America, nel 2020, almeno l'11% dei lavoratori lo sperimenterà. Il rapporto della Banca mondiale, The Global Opportunity in Online Outsourcing, stima un fatturato di 25 miliardi di dollari nel 2020.

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