Come avere una pensione più alta

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Lavorare fino a 67 anni, attendere una pensione che sembra irraggiungibile per poi scoprire che l'assegno che si percepisce è spaventosamente più basso rispetto all'ultimo stipendio. E non si parla di bruscolini. L'abbattimento potrebbe arrivare anche al 50%. Per i più sfortunati anche di più. Ecco allora come costruirsi una pensione più alta.

Aumentare la pensione troppo bassa

I giovani lavoratori, quelli che andranno in pensione nel prossimo trentennio (e chi scrive fa parte di questa categoria), prenderanno (pardon, prenderemo) una bella batosta quando lasceranno (lasceremo) il posto di lavoro per accedere al trattamento pensionistico. Innanzitutto già è qualcosa se riusciranno (riusciremo) ad averla una pensione. Ma nella graziata ipotesi che ciò accada, dovranno (dovremo) fare i conti con l'importo dell'assegno pensionistico.

Quello che mensilmente verrà sganciato dall'INPS a titolo di pensione potrebbe, infatti, essere di gran lunga inferiore all'ultimo stipendio. Addirittura del 50%, se non oltre. I futuri pensionati, quindi, si ritroveranno con pensioni molto basse pur avendo lavorato parecchi anni. Al momento l'età per accedere alla pensione è pari a 67 anni (a fine del 2018 erano “sufficienti” 66 anni e 7 mesi). Ma siccome l'età pensionabile si adatta alla speranza di vita, ecco che il traguardo potrebbe allungarsi anche fino a 70 anni.

E lavorare fino a 70 anni percependo un assegno irrisorio fa proprio innervosire. Certo, sono previste anche le pensioni quota 41. Ma quello è un altro discorso.

La soluzione potrebbe essere quella di costruire una seconda pensione da affiancare a quella dell'INPS. In altre occasioni ti avrei suggerito di cominciare a guadagnare in Borsa. Ma in questo contesto ti parlo di pensioni. E con le pensioni, il trading c'entra ben poco.

Purtuttavia, il nostro ordinamento prevede la possibilità di ottenere una pensione più alta sfruttando la sinergia dei fondi pensione. Si tratta di prodotti che presentano, in estrema sintesi, una serie di vantaggi tali da renderli, tra gli strumenti oggi presenti sul mercato, i migliori per costruirsi una pensione integrativa. Non sai cosa sono e come funzionano i fondi pensione? Continua a leggere e ti spiego tutto.

Fondi pensione

Innanzitutto è bene chiarire che l'adesione alla previdenza complementare è facoltativa. Quindi faccio una distinzione tra le principali forme pensionistiche finalizzate alla costituzione di una prestazione complementare a quella pubblica. I prodotti creati per integrare la pensione e per cui il legislatore ha previsto vantaggi fiscali sono:

  • fondi pensione negoziali (o chiusi);
  • fondi pensione aperti;
  • piani individuali pensionistici (PIP).

Fondi pensione

Fonte: Una pensione per te di Andrea Enrico Milesio

Fondi pensione chiusi

I fondi pensione chiusi nascono a seguito di contratti e accordi collettivi, anche a livello aziendale, oppure a seguito di accordi tra lavoratori promossi dai sindacati firmatari dei contratti collettivi nazionali. Sono rivolti ai lavoratori ai lavoratori dipendenti privati e pubblici, lavoratori autonomi e libero professionisti nonché ai soci di cooperative e ai loro dipendenti. Ogni settore, pertanto, ha il suo fondo e un lavoratore dipendente, per avere il contributo del datore di lavoro (argomento che verrà ripreso nel seguito di questo testo) dovrà necessariamente aderire al fondo del proprio settore. Per questo motivo i fondi di pensione chiusi sono chiamati anche fondi di categoria.

Fondi pensione aperti

I fondi pensione aperti sono costituiti con patrimonio di destinazione separato e autonomo all'interno di banche, società di intermediazione mobiliare (SIM), società di gestione per il risparmio (SGR) o assicurazioni. È possibile aderirvi in forma individuale o collettiva. Quest'ultimo caso si verifica quando i rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro, anziché istituire un fondo di pensione negoziale, stipulano un accordo per l'adesione collettiva ad un fondo aperto.

Piani individuali pensionistici

I piani individuali pensionistici sono forme di risparmio mediante l'adesione a contratti di assicurazione sulla vita stipulati con imprese di assicurazione. Sono, quindi, assicurazioni che hanno finalità pensionistiche. Sono detti anche FIP (forme individuali di previdenza) e sono rivolti soprattutto ai lavoratori autonomi, liberi professionisti, parasubordinati, titolari di reddito non da lavoro e soci lavoratori di cooperative.

TFR e fondo pensione

Il decreto legislativo 252/2005 ha previsto la possibilità di aderire ai fondi pensione destinando il TFR dei lavoratori dipendenti. Per questo motivo ai lavoratori dipendenti viene chiesto di manifestare la propria preferenza relativamente alla destinazione del proprio TFR e, più nel dettaglio, se lasciarlo in azienda oppure destinarlo alla previdenza complementare.

Con una precisazione, però: se l'azienda ha più di 50 dipendenti il TFR rimane in azienda; in caso contrario, il TFR confluisce nel Fondo di Tesoreria aperto presso l'INPS che, in riferimento a rivalutazione, calcolo o anticipazioni, viene gestito con le stesse regole del TFR.

Da evidenziare il meccanismo del cd. silenzio-assenso. Per cui, se il lavoratore dipendente non esprime alcuna volontà entro sei mesi dalla data di assunzione, si determina in automatico l'adesione ai fondi pensione. Il TFR verrà, quindi, trasferito ad una forma pensionistica collettiva (istituita da accordi o contratti collettivi anche territoriali) ovvero, in mancanza, a Fondinps, il fondo pensione istituito presso l'INPS regolato dal D.Lgs. 252/2005 (da non confondere con il fondo per l'erogazione del TFR).

La previdenza complementare presenta, quindi, un primo step che, come abbiamo visto, è quello dell'adesione, libera e volontaria (anche se il richiedente deve restare nel fondo per almeno due anni).

Segue la fase della contribuzione, momento in cui l'iscritto al fondo pensione stabilisce di versare volontariamente un determinato importo annuo che, per i lavoratori dipendenti, può essere rappresentato dal TFR e/o da contribuzioni volontarie mentre. per i lavoratori autonomi e liberi professionisti, da sole contribuzioni volontarie. È possibile decidere di sospendere la contribuzione (ad eccezione del versamento del TFR maturando eventualmente conferito) e riattivarla in un secondo momento.

Gli importi così versati verranno gestiti da soggetti professionalizzati quali SGR, banche, SIM o assicurazioni. L'aderente, quindi, dovrà scegliere il partner finanziario che sarà responsabile della gestione del fondo pensione ma dovrà anche indicare un comparto di investimento, grazie al quale maturano gli interessi. Fra questi, a titolo di esempio, è possibile scegliere un comparto azionario, un comparto obbligazionario, un comparto a rendimento minimo garantito e così via. È opportuno, pertanto, che il lavoratore, prima di compiere la propria scelta, si documenti attentamente (anche confrontandosi con il consulente bancario o assicurativo a cui si è rivolto) per individuare la soluzione migliore ove destinare i propri capitali. Per conoscere i rendimenti dei fondi pensione è possibile fare riferimento all'elenco pubblicato sul sito COVIP, la commissione di vigilanza sui fondi pensione.

Il diritto alla prestazione pensionistica complementare si ha quando matura il diritto alla pensione pubblica e con almeno cinque anni di partecipazione al fondo pensione. Una volta maturati i requisiti, il montante finale viene convertito in rendita vitalizia ovvero, in alternativa, può essere restituito in soluzione unica fino al limite massimo del 50% del montante stesso.

Le motivazioni che possono spingere un lavoratore dipendente a destinare il proprio TFR ad un fondo pensione potrebbero essere molteplici. Fra queste assumono grande importanza i seguenti aspetti:

  • il fondo pensione potrebbe rivalutare l'investimento con una aliquota maggiore rispetto a quella della rivalutazione del TFR lasciato in azienda;
  • il lavoratore dipendente che decide di aderire al fondo pensione di categoria riceve anche il contributo del datore di lavoro. È previsto, infatti, che anche l'azienda partecipi con un contributo pari all'1% che contribuisce a incrementare il tesoretto investito;
  • i contributi versati nel fondo pensione aperto o chiuso sono deducibili e consentono di abbattere le tasse pagate ogni anno;
  • il TFR liquidato al lavoratore dall'azienda è sottoposto a tassazione separata mentre quello destinato alle forme pensionistiche complementari ha una tassazione agevolata, variabile in funzione del periodo di tempo relativamente al quale si ha aderito al fondo pensione.

Nel libro Una pensione per te, l'autore Andrea Enrico Milesio presenta un interessante esempio pratico mettendo a confronto le due prestazioni (il TFR lasciato in azienda e la contribuzione al fondo pensione) e dimostra come il beneficio fiscale per l'aderente al fondo sia compreso tra un minimo dell'8% e un massimo del 24%.

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