Licenziamenti: il contributo NASpI è a carico dell’azienda

Licenziamenti NASpI
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Il datore di lavoro che licenzia un lavoratore assunto a tempo indeterminato deve provvedere al pagamento di una somma pari al 41% del massimale mensile NASpI per ogni dodici mesi di anzianità aziendale negli ultimi tre anni. Ciò a condizione che il rapporto di lavoro sia stato interrotto per le causali che darebbero diritto alla NASpI.

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La legge 28 giugno 2012, n. 92, art. 2, commi da 31 a 35, disciplina il cd. ticket di licenziamento ossia una contribuzione a carico dell'azienda da corrispondere nei casi di interruzione di rapporto di lavoro a tempo indeterminato per le causali che, indipendentemente dal requisito contributivo, darebbero diritto alla NASpI. Il contributo è pari al 41% del massimale mensile NASpI per ogni dodici mesi di anzianità aziendale negli ultimi tre anni.

Ciò vuol dire che il contributo è dovuto in tutti i casi in cui la cessazione del rapporto può generare un teorico diritto all’indennità NASpI 2021, a prescindere all’effettiva fruizione.

Alla luce di tale disposizione, pertanto, si possono affermare due condizioni:

  • il contributo è scollegato dall’importo della prestazione NASpI;
  • il contributo è dovuto in misura identica a prescindere dalla tipologia di lavoro (ossia indipendente che questo sia part-time o full-time).

Ai fini del calcolo del contributo, pertanto, è necessario innanzitutto determinare l’anzianità lavorativa del lavoratore cessato. A tal proposito, il contributo deve essere calcolato in proporzione ai mesi di anzianità aziendale, maturati dal lavoratore nel limite massimo di trentasei mesi. Pertanto, come meglio chiarito dalla circolare INPS del 17 settembre 2021, n. 137, considerato che l’importo dovuto è pari al 41% del massimale mensile NASpI per ogni 12 mesi di durata del rapporto di lavoro, per i periodi di lavoro inferiori all’anno il contributo deve essere determinato in proporzione al numero dei mesi di durata del rapporto di lavoro.

In sintesi, poiché il massimale NASpI per il 2021 è stabilito nella misura di euro 1.335,40, il contributo mensile che il datore dovrà versare è pari a euro 45,63 (ossia 1.335,40 x 41% = 547,51 / 12 = 45,63). L’importo massimo del ticket licenziamento per ciascun datore di lavoro, pertanto, è pari a euro 1.642,53 (ossia 45,63 x 36 = 1.642,68).

Il contributo è dovuto anche per le interruzioni dei rapporti di apprendistato diverse dalle dimissioni o dal recesso del lavoratore.

Il contributo non risulta dovuto nei seguenti casi:

  1. licenziamenti effettuati in conseguenza di cambi di appalto, ai quali siano succedute assunzioni presso altri datori di lavoro, in attuazione di clausole sociali che garantiscano la continuità occupazionale prevista dai contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale;
  2. interruzione di rapporto di lavoro a tempo indeterminato, nel settore delle costruzioni edili, per completamento delle attività e chiusura del cantiere.

Ulteriori ipotesi di esclusione dall’obbligo contributivo sono state illustrate dall'INPS con messaggio n. 3920/2020 e con circolare n. 48/2021.

Nel caso di licenziamento collettivo in cui la dichiarazione di eccedenza del personale non abbia formato oggetto di accordo sindacale, il contributo è moltiplicato per tre volte.

Il contributo NASpI deve essere versato, in soluzione unica, unitamente ai contributi INPS “DM10” del mese successivo al licenziamento ossia entro il giorno 16 del secondo mese successivo al licenziamento.

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