Cassa integrazione per calo di fatturato attiva fino al 31 dicembre 2021

Calo di fatturato
Calo di fatturato

Sarà disponibile fino al 31 dicembre 2021 la cassa integrazione salariale destinata ai datori di lavoro privati che nel primo semestre del 2021 hanno subito un calo del fatturato del 50% rispetto allo stesso periodo del 2019. L'accesso all’ammortizzatore sociale è, tuttavia, condizionato dalla stipula di un accordo collettivo aziendale che prevede la riduzione dell'attività lavorativa. Con questo articolo ti spiego chi può accedere alla misura di sostegno e quali sono le condizioni per l'accesso.

SULLO STESSO ARGOMENTO
Cassa integrazione COVID-19: dal Dl Cura Italia al Decreto Sostegni Cassa integrazione COVID-19: dal Dl Cura Italia al Decreto Sostegni
LavoroImpresa.com, 2021
€ 8,49
Guida alla cassa integrazione guadagni 2021 Guida alla cassa integrazione guadagni 2021
LavoroImpresa.com, 2021
€ 12,00
Ammortizzatori sociali e misure a sostegno del reddito Ammortizzatori sociali e misure a sostegno del reddito
LavoroImpresa.com, 2021
€ 24,00

Cassa integrazione attiva fino al 31 dicembre 2021

Il decreto Sostegni bis (art. 40, c. 1, decreto legge 25 maggio 2021, n. 73 convertito, con modificazioni, dalla legge 23 luglio 2021, n. 106) ha stabilito, in alternativa agli ordinari trattamenti di integrazione salariale previsti dal decreto legislativo 148 del 2015, un nuovo trattamento di integrazione salariale destinato ai datori di lavoro privati che nel primo semestre del 2021 hanno subito un calo del fatturato del 50% rispetto allo stesso periodo del 2019. È questa una ulteriore misura di un corposo pacchetto – utilmente riepilogato in un pratico ebook con le principali misure di cassa integrazione COVID-19 – pensato per sostenere i lavoratori delle imprese che hanno visto un abbattimento della propria capacità produttiva nel periodo di contingenza generata dall’emergenza epidemiologica da Coronavirus.

Condizioni di accesso alla cassa integrazione COVID-19

Sono due le condizioni che consentono l'accesso al trattamento straordinario di integrazione salariale:

  1. avere subito, nel primo semestre del 2021, un calo del fatturato del 50% rispetto al corrispondente periodo del 2019;
  2. avere sottoscritto accordi collettivi aziendali di riduzione dell'attività lavorativa dei dipendenti in forza alla data di entrata in vigore del decreto Sostegni bis, finalizzati al mantenimento dei livelli occupazionali nella fase di ripresa delle attività successivamente all'emergenza epidemiologica da COVID-19. Gli accordi, stipulati con le associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale ovvero con la rappresentanza sindacale unitaria (RSU) o la rappresentanza sindacale aziendale (RSA) devono rispettare le seguenti condizioni:
    • la riduzione media oraria convenuta non può essere superiore al 80% dell'orario giornaliero settimanale o mensile dei lavoratori interessati;
    • per ciascun lavoratore, la percentuale di riduzione complessiva dell'orario di lavoro non può essere superiore al 90% nell'arco dell'intero periodo oggetto dell'accordo;
    • nelle intese devono essere specificate le modalità attraverso le quali l'impresa, per soddisfare temporanee esigenze di maggior lavoro, possa modificare in aumento l'orario, nei limiti del normale orario di lavoro, con corrispondente riduzione del trattamento di integrazione salariale di cui trattasi.

Imprese destinatarie

Il decreto Sostegni bis, facendo riferimento ai datori di lavoro privati di cui all'art. 8, c. 1 del decreto-legge 22 marzo 2021, n 41, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 maggio 2021 n 69, si rivolge, come chiarito dalla circolare INPS del 9 agosto 2021, n. 125, ai datori di lavoro che, a prescindere dalle dimensioni dell'organico aziendale, rientrano nel campo di applicazione del trattamento ordinario di integrazione salariale secondo quanto previsto dall'art. 10 del decreto legislativo 148 del 2015.

Il decreto legislativo 148 del 2015, la cui intera disciplina puoi trovarla subito disponibile nell’ebook Guida alla cassa integrazione guadagni 2021, è la principale normativa di riferimento in materia di cassa integrazione guadagni ordinaria e straordinaria e stabilisce le modalità operative per l’accesso di imprese e lavoratori alla misura di sostegno.

Facendo, il decreto legge in commento, riferimento al predetto decreto legislativo, è quindi evidente che il trattamento straordinario di integrazione salariale sia rivolto anche ai datori di lavoro che occupano mediamente fino a 15 dipendenti nel semestre precedente alla presentazione della domanda e che, quindi, non rientrano nel campo di applicazione della disciplina generale in materia di CIGS.

Accordi collettivi

È prevista la stipula di accordi collettivi aziendali di riduzione dell'attività lavorativa relativamente ai laboratori già in forza al 26 maggio 2021, data di entrata in vigore del decreto Sostegni bis. I predetti accordi devono essere finalizzati al mantenimento dei livelli occupazionali nella fase di ripresa delle attività dopo l'emergenza epidemiologica da COVID-19 e devono specificare le modalità attraverso le quali l'impresa, per soddisfare temporaneamente esigenze di maggior lavoro, può modificare in aumento, nei limiti del normale orario di lavoro, l'orario ridotto.

Durata della cassa integrazione COVID-19

La nuova cassa integrazione guadagni straordinaria è prevista, in deroga alle disposizioni previste dal decreto legislativo 148 del 2015 (CIGO/CIGS), per una durata massima di 26 settimane nel periodo compreso tra il 26 maggio 2021, data di entrata in vigore del decreto Sostegni bis, e il 31 dicembre 2021 e non rientra nel computo dei limiti complessivi di durata previsti dall'art. 4 del D.Lgs. 148/2015.

A tal proposito, considerando che questo è un periodo particolare per la dichiarazione dei redditi, suggerisco di fare attenzione al rimborso 730 in cassa integrazione.

Ai lavoratori impiegati a orario ridotto è riconosciuto un trattamento speciale di integrazione salariale pari al 70% della retribuzione globale che sarebbe loro aspettata per le ore di lavoro non prestate e la relativa contribuzione figurativa.

In favore del datore di lavoro che concede i predetti trattamenti di integrazione salariale, non sarà applicato alcun contributo addizionale di cui all’articolo 5 del D.Lgs. 148/2015 mentre restano a carico del datore di lavoro le quote di TFR maturate dai lavoratori durante i periodi di integrazione salariale.

ARTICOLI CORRELATI

Argomenti: 

Aggiungi un commento