Le regole per andare in pensione spiegate in maniera semplice

Pensione
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Per andare in pensione occorre, di norma, rispettare le regole dettate dalla riforma Fornero. In alcuni casi, tuttavia, è possibile approfittare della pensione anticipata, con limiti menso stringenti rispetto alla pensione di vecchiaia. In ogni caso occorre distinguere tra sistema retributivo o misto e sistema contributivo puro. Ma vi sono anche altre quattro soluzioni alternative fra cui scegliere per andare in pensione anticipata: Ape sociale, opzione donna, Quota 102, lavori usuranti. I lavoratori, pertanto, avranno un ventaglio di soluzioni fra cui scegliere per lasciare in anticipo il lavoro. Faccio un quadro della situazione spiegandoti in maniera semplice le regole per andare in pensione nel 2022.

È ovvio che le varianti che ti consentiranno di andare in pensione sono veramente numerose. Impossibile trattarle tutte in questo articolo. Tuttavia potrai trovare una ampia panoramica delle attuali opportunità che ti consentiranno di lasciare il lavoro e goderti una meritata pensione nel libro Guida facile - Pensioni 2021 de Il Sole 24 Ore.

Pensione di vecchiaia

Partiamo dal presupposto che per andare in pensione occorrono 67 anni di età. E saranno necessari almeno fino al 2025 quando (e se) le nuove stime dell’Istat stabiliranno un aumento della speranza di vita.

Per il momento, infatti, il decreto del 27 ottobre 2021 ha ufficializzato che, a causa della pandemia da COVID-19, la speranza di vita è diminuita e, per tale ragione, non avverrà l’aumento dell’età pensionabile che avrebbe fatto slittare, nel 2023, l’età minima per andare in pensione dagli attuali 67 anni a 67 anni e tre mesi. Tutto rinviato, quindi, al 2025 quando, qualora si registreranno aumenti nella speranza di vita degli italiani, l’età pensionabile crescerà di tre mesi.

Per la pensione di vecchiaia, pertanto, occorre fare due differenti distinzioni:

  1. lavoratori che possono far valere almeno un contributo accreditato prima del 1996;
  2. lavoratori che hanno iniziato a versare contributi a partire dal 1° gennaio 1996.

Per i primi, che rientrano nel cd. sistema retributivo o misto, l’assegnazione delle pensione richiede il raggiungimento congiunto di due requisiti:

  1. anagrafico: 67 anni di età;
  2. contributivo: 20 anni di contributi.

Una volta raggiunti entrambi i contributi si può andare in pensione dal mese successivo. L’ammontare viene calcolato con il sistema retributivo nel caso si fossero raggiunti i 18 anni di contributi entro la fine del 1995; in caso contrario si farà riferimento al sistema misto (in parte retributivo e in parte contributivo).

Per i lavoratori che hanno iniziato a versare contributi a partire dal 1° gennaio 1996 i requisiti da raggiungere per andare in pensione sono tre:

  1. anagrafico: 67 anni di età;
  2. contributivo: 20 anni di contributi;
  3. monetario: l’importo della pensione deve essere pari ad almeno 1,5 volte l’assegno sociale ossia raggiungere, per il 2021, l’importo di euro 690,42 (a tal proposito ti suggerisco di leggere anche come avere una pensione alta).

In assenza di anche uno solo di questi requisiti la pensione scatta all’età di 71 anni (nel 2021) anche con soli 5 anni di contributi.

L’assegno previdenziale è calcolato esclusivamente in base al sistema contributivo. Naturalmente occorre tenere conto dell'aumento pensioni 2022.

In buona sostanza, fino al 2024 sarà possibile andare in pensione al compimento dei 67 anni di età. Successivamente la soglia verrà aumentata, in base alle leggi attualmente in vigore, ogni due anni, secondo uno schema ben preciso.

Pensione anticipata

Per i lavoratori del sistema retributivo o misto la pensione anticipata si raggiunge, indipendentemente dall’età anagrafica, quando si possono far valere, nel 2021

  • 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini;
  • 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne.

Tale requisito, attualmente bloccato fino al 2026 ai sensi di quanto previsto dal decreto legge 4/2019, crescerà nel tempo in base all’aumento dell’aspettativa di vita. La pensione è calcolata con il sistema retributivo o misto, a seconda o meno che si siano raggiunti i 18 anni di contributi entro la fine del 1995.

Per i lavoratori che rientrano nel contributivo puro vale la possibilità di andare in pensione a 64 anni con almeno 20 anni di contributi a condizione che l’importo della pensione maturata sia pari o superiore a 2,8 volte l’importo dell’assegno sociale ossia, nel 2021, pari a euro 1.288,78.

Quota 102

È ormai certa la chiusura definitiva di Quota 100. Il 31 dicembre 2021, pertanto, è il termine ultimo entro il quale i lavoratori dipendenti del settore pubblico e privato e i lavoratori autonomi possono maturare i requisiti per andare in pensione anticipata con Quota 100 (un minimo di 62 anni di età e 38 anni di contributi).

In sostituzione, verrà offerta la facoltà di accesso alla pensione anticipata con 64 anni di età (rispetto ai 62 sufficienti fino al 31 dicembre 2021) e almeno 38 di contributi. Quota 102, per intenderci.

È questo il primo passo verso il ritorno alla legge Fornero che fissa la pensione a 67 anni di età. Per la verità il ritorno alla legge Fornero potrebbe avvenire già a partire dal 2023. Ciò accadrebbe automaticamente qualora, nel frattempo, non saranno state congegnate nuove forme di flessibilità in uscita, soprattutto per i giovani e le donne. Rimangono aperte, quindi, le porte per un confronto tra governo e sindacati.

Dati i requisiti abbastanza stringenti, potrà approfittare di Quota 102 un numero molto limitato di lavoratori. Poche decine di migliaia, secondo i sindacati.

Sia ben inteso: Quota 102 è un’opportunità valida solo per il 2022. Ciò significa che età e contributi debbano essere maturati tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2022. La misura, pertanto, riguarda i lavoratori nati entro il 1958 e che l’anno prossimo avranno almeno 38 anni di contributi. Il diritto conseguito entro il 31 dicembre 2022, tuttavia, potrà essere esercitato anche negli anni successivi.

Si tratta di un compromesso con il quale si tenta di evitare lo scalone che dai 62 anni di Quota 100 porta ai 67 anni della legge Fornero. Il problema, tuttavia, non è risolto ma rinviato di dodici mesi. A fine 2022, quando si dovrà mettere in cantiere la nuova legge di bilancio, sorgerà nuovamente il problema della flessibilità.

Ape sociale

La legge di bilancio 2022 ha confermato il rifinanziamento dell'Ape sociale. Per un altro anno il soggetto che compie 63 anni e versa in situazione di disagio economico (sono state aggiunte altre otto categorie di lavori gravosi, oltre alle 15 previste) avrà la possibilità di ricevere, in attesa di maturare l'età per la pensione di vecchiaia (che, ti ricordo, è prevista a 67 anni anche per l'anno 2022) l’erogazione di un sussidio mensile di importo massimo pari a 1.500 euro lordi a carico dello Stato.

In questo modo, potranno uscire dal lavoro con 63 anni di età e 36 di versamenti, tra gli altri, gli insegnanti della scuola materna (maestre e maestri), i portantini, i giardinieri, gli addetti alle pulizie, i conduttori di veicoli, i macchinari mobili e di sollevamento, gli operai dell’industria estrattiva, gli operai agricoli, i pescatori, i lavoratori del settore siderurgico, i conduttori di mezzi pesanti.


Le categorie aggiornate di lavori gravosi:

2.6.4 Professioni di scuola primaria, pre-primaria e professioni assimilate
3.2.1 Tecnici della salute
4.3.1.2 Addetti alla gestione dei magazzini e professioni assimilate
5.3.1.1 Professioni qualificate nei servizi sanitari e sociali
5.4.3 Operatori della cura estetica
5.4.4 Professioni qualificate nei servizi professionali e assimilate
6 Artigiani, operai specializzati e agricoltori
7.1.1 Conduttori di impianti e macchinari per l'estrazione e il primo trattamento dei minerali
7.1.2 Operatori di impianti per la trasformazione e la lavorazione a caldo dei metalli
7.1.3 Conduttori di forni ed altri impianti per la lavorazione del vetro, della ceramica e di materiali assimilati
7.1.4 Conduttori di impianti per la trasformazione del legno e la fabbricazinoe della carta
7.1.5 Operatori di macchinari e di impianti di raffinazione gas e prodotti petroliferi, per la chimica di base e fine e per la fabbricazione di prodotti derivati dalla chimica
7.1.6 Conduttori di impianti di produzione energia termica e vapore, per il recupero di rifiuti e per il trattamento e la distribuzione delle acque
7.1.8.1 Conduttori di mulini e impastatrici
7.1.8.2 Conduttori di forni e analoghi impianti di trattamento termico minerali
7.2 Operai semiqualificati di macchinari fissi per la lavorazione in serie e operai addetti al montaggio
7.3 Operatori macchinari fissi in agricoltura e industria alimentare
7.4 Conduttori di veicoli, di macchinari mobili e di sollevamento
8.1.3 Personale non qualificato addetto allo spostamento e alla consegna merci
8.1.4 Personale non qualificato nei servizi di pulizia di uffici, alberghi, navi, ristoranti, aree pubbliche e veicoli
8.1.5.2 Portantini e professioni assimilate
8.3 Professioni non qualificate nell'agricoltura, nella manutenzione del verde, nell'allevamento, nella silvicoltura e nella pesca
8.4 Professioni non qualificate nella manifattura, estrazione di minerali e costruzioni


Fra le novità vi è anche la revisione delle causali di accesso mentre nel caso di lavoratori disoccupati per licenziamento, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale intervenuta nell’ambito di una procedura di licenziamento economico, è abrogato il requisito di almeno tre mesi della conclusione della fruizione dell’indennità di disoccupazione NASpI o Dis-Coll.

Per i lavoratori disoccupati non sarà più necessario avere terminato la NASpI da tre mesi.

Opzione donna

Nei giorni scorsi ti ho parlato dell'opzione donna proroga 2022, per cui adesso riporterò solo le principali novità di riferimento.

Opzione donna è la misura destinata esclusivamente alle donne a patto, però, di ricalcolare la pensione con il metodo contributivo. Con l’approvazione della legge di bilancio 2022 potranno andare in pensione, quindi, le lavoratrici, pubbliche o private, dipendenti o autonome, che entro il 31 dicembre 2021 hanno compiuto 58 anni di età e almeno 35 anni di contributi per le lavoratrici dipendenti e un anno in più di età per quelle autonome.

Eliminata nelle prime bozze della legge di bilancio, la misura è stata confermata in un secondo momento e, con le ultime modifiche, è saltata l’ipotesi che prevedeva l’innalzamento dell’età pensionabile a 60 anni per le lavoratrici dipendenti e 61 per quelle autonome.

Le condizioni devono essere raggiunte entro la fine dell’anno in corso ma l’uscita effettiva avverrà nel 2022.

La pensione percepita è calcolata con il sistema contributivo (e ciò determinerà un abbattimento dell’assegno di circa il 25-30%) dopo una finestra di 12 mesi per le lavoratrici dipendenti ovvero 18 mesi per quelle autonome.

Il personale della scuola potrà fare domanda entro il 28 Febbraio 2022.

Lavori usuranti

Prevista anche per il 2022 la possibilità di andare in pensione anticipata per coloro che svolgono lavori usuranti e notturni per almeno 78 giorni l’anno. Per loro, infatti, è prevista la possibilità di lasciare il lavoro con 61 anni e 7 mesi di età di età e 35 anni di contributi.

Fermi anche i requisiti per chi svolge lavoro notturno da 64 a 71 giorni l’anno: 63 anni e 7 mesi di età e 35 anni di contributi.

Per i lavoratori con attività lavorativa notturna per un periodo compreso tra 72 e 78 giorni l’anno sono previsti 62 anni e 7 mesi di età e 35 anni di contributi.

Requisiti minimi richiesti nel 2021 e nel 2022
2021 2022
Vecchiaia 67 anni di età e 20 di contributi 67 anni di età e 20 di contributi
Anticipata 42 anni e 10 mesi di contributi (un anno in meno per le donne) 42 anni e 10 mesi di contributi (un anno in meno per le donne)
Quota 100 e 102 62 anni di età e 38 di contributi 64 anni di età e 38 di contributi
Opzione donna 58 anni di età (59 per le autonome) e 35 anni di contributi entrambi raggiunti nel 2020 58 anni di età (59 per le autonome) e 35 anni di contributi entrambi raggiunti nel 2021
Precoci 41 anni di contributi 41 anni di contributi
Usuranti Quota 97,6 con almeno 61 anni e 7 mesi di età e 35 anni di contributi Quota 97,6 con almeno 61 anni e 7 mesi di età e 35 anni di contributi
APE sociale 63 anni di età e 30 o 36 anni di contributi 63 anni di età e 30 o 36 anni di contributi. Aumentano le tipologie di attività svolte che consentono l'accesso allo scivolo
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