Breve guida al contratto di espansione

Contratto di espansione
Contratto di espansione

Dalla Legge di bilancio 2022 arrivano novità importanti in merito al contratto di espansione, con il quale le imprese avranno la possibilità di anticipare il pensionamento dei propri dipendenti. A tal proposito vengono stanziati complessivamente oltre 1,6 miliardi per il triennio 2022-2024 destinati agli accordi per lo scivolo pensionistico fino a 5 anni, favorendo il turnover con una assunzione ogni 3 uscite di lavoratori e per la riduzione dell’orario di lavoro.

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Il contratto di espansione è una forma di accompagnamento alla pensione già prevista, come sperimentazione, per il biennio 2019-2020 e poi prorogata per quest’anno. Adesso la Legge di bilancio per il 2022 lo rilancia per altri due anni (2022 e 2023) e lo estende alle piccole aziende, a quelle con almeno 50 dipendenti. Si tratta, in sintesi, di un prepensionamento fino a 5 anni in cambio dell'assunzione di giovani. Le novità del contratto di espansione si uniscono a quelle in cantiere per la riforma ammortizzatori sociali 2022.

In pratica, con il contratto di espansione i lavoratori dipendenti accedono, solo su base volontaria, ad una risoluzione consensuale per poter raggiungere entro 5 anni la pensione di vecchiaia o la pensione anticipata se decorrente prima dell'età pensionabile. Il datore di lavoro, quindi, corrisponde per il tramite dell’Inps un’indennità mensile, per non più di 60 mesi, per accompagnare il lavoratore alla pensione di vecchiaia (67 anni di età e 20 anni di contributi) o alla pensione anticipata (41 anni e 10 mesi di contributi per le donne; 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini).

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Più nel dettaglio, in cambio di nuove assunzioni l’azienda accede ad alcune misure di contenimento del costo del lavoro:

  1. il prepensionamento (definito anche scivolo agevolato o scivolo pensionistico);
  2. la riduzione dell’orario di lavoro con riconoscimento della CIGS in deroga alle ordinarie regole.

L’accordo stipulato tra azienda e lavoratori si chiama “accordo di mobilità non oppositiva” e dà esplicito consenso all’uscita anticipata dei lavoratori. Consente al datore di lavoro di risolvere il rapporto di lavoro e di riconoscere ai lavoratori un’indennità mensile, eventualmente comprensiva di NASpI 2022, commisurata alla pensione lorda maturata al momento della cessazione del rapporto di lavoro.

Il datore di lavoro, inoltre, si obbliga ad assumere nuove risorse a tempo indeterminato, anche in apprendistato, accedendo ad un ulteriore bonus nel caso in cui raggiunga, anche in gruppo, la soglia dimensionale di almeno maille lavoratori e si impegna ad assumere in una proporzione non inferiore a un neoassunto ogni tre esodati.

Possono avvalersi dell’uscita dal lavoro anticipata i lavoratori che:

  • si trovino a non più di cinque anni dal conseguimento della pensione di vecchiaia (67 anni anche nell’anno 2022);
  • abbiano maturato il requisito minimo contributivo (almeno 20 anni);
  • si trovino a non più di cinque anni dal conseguimento dalla pensione anticipata.

Più nel dettaglio, possono avvalersi di questa opportunità i lavoratori dipendenti:

  • con almeno 62 anni di età e almeno 20 anni di contributi (pensione di vecchiaia);
  • con almeno 36 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini ovvero 35 anni e 10 mesi per le donne a prescindere dall’età (pensione anticipata).

Fino ad oggi questo strumento poteva essere usato solo dalle imprese con più di 100 dipendenti. Con la manovra la soglia dovrebbe scendere a 50 dipendenti raggiungibile anche attraverso le varie formule di aggregazione stabile di impresa con una finalità comune di produzione o servizi.

È ovvio che le opportunità che ti consentiranno di andare in pensione non si limitano soltanto al contratto di espansione. Potrai trovare una ampia panoramica delle attuali opportunità che ti consentiranno di lasciare il lavoro e goderti una meritata pensione nel libro Guida facile - Pensioni 2021 de Il Sole 24 Ore.

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