Contenuti del Jobs Act, il piano lavoro di Matteo Renzi

Il nome anglosassone stona un po’ con quella che potrebbe essere la nuova riforma lavoro. Il Jobs Act di Renzi, infatti, sembra corteggiare sindacati e Confindustria ma spacca la maggioranza. Secondo il ministro del Lavoro, Giovannini, le proposte richiedono consistenti investimenti. Fra i punti di maggior rilievo le tutele progressive per i giovani, l’assegno universale per chi perde il lavoro e l’aiuto alle piccole imprese sui costi energetici.

E’ curioso che la bozza che tenta di rinnovare il mercato del lavoro in Italia abbia un nome anglosassone: Jobs Act. Speriamo, almeno, che la creatività con la quale è stato concepito il nome sia stata estesa anche ai contenuti. A sentire i sindacati sembrerebbe di sì. Certo, ancora è soltanto una bozza ma i commenti espressi da Cisl e Uil sono piuttosto favorevoli. Un po’ meno, anche se nel complesso positivi, quelli di Cgil. Più cauto il ministro Enrico Giovannini che la giudica una proposta da dettagliare meglio anche perché molti punti prevedono investimenti consistenti. Quanto a Confindustria, per esprimere un giudizio più complessivo aspetta di conoscere i contenuti in modo dettagliato.

Vediamoli, allora, i contenuti indicati nella bozza del piano lavoro presentata da Matteo Renzi. Con il Jobs Act viene sostenuta la legge sulla rappresentatività sindacale e la riduzione delle varie forme contrattuali finora richieste solo dalla Cgil. Nello specifico si tenterà di arrivare ad un contratto di inserimento a tempo indeterminato per i giovani al primo impiego, riducendo le varie forme di rapporti di lavoro. L’idea è quella di avviare un contratto a tutele progressive in cui è sospeso da uno a tre anni il diritto al reintegro in caso di licenziamento illegittimo.

Chi perde il posto di lavoro avrà diritto ad un assegno universale. Chi ne usufruisce avrà l’obbligo di seguire un corso di formazione professionale e non potrà permettersi di rifiutare più di una proposta di lavoro per non incorrere nella sospensione della misura.

Poiché lo spread tra i costi energetici sostenuti dalle aziende italiane e quelli sostenuti dalle aziende europee è diventato insostenibile viene proposto di attuare una riduzione del 10% dei costi energetici sostenuti dalle aziende in particolare le piccole imprese in quanto maggiormente sofferenti.

Altro punto è rivolto alle rendite finanziarie: chi produce lavoro paga di meno, chi si muove in ambito finanziario paga di più. Il Jobs Act, infatti, propone un aumento della tassazione sulle rendite finanziarie e una contestuale riduzione del 10% dell’Irap per le aziende.

Tutto questo potrebbe apparire interessante ma rimane un punto oscuro: le coperture finanziarie. Dove prenderemo i soldi necessari? E poi c’è un'altra cosa che proprio non riesco a comprendere: per quale motivo bisogna penalizzare chi investe i propri risparmi e, senza speculazione, riesce a portare a casa una rendita finanziaria?

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