Contratto a tutele crescenti e articolo 18: cosa cambia per i lavoratori

Lavoratore licenziato
Lavoratore licenziato

Da qualche mese è in atto un processo di riorganizzazione e modernizzazione del mercato del lavoro. Il premier Matteo Renzi ha, infatti, annunciato fin dal suo insediamento di voler modificare il welfare. Il processo di lifting messo in atto punta a rendere il mercato del lavoro compatibile con l'economia contemporanea. E' stato, così, introdotto nel nostro ordinamento il nuovo contratto a tutele crescenti e, al contempo, smantellato l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Non voglio entrare nel merito delle decisioni prese dal governo ma piuttosto vorrei parlarvi delle novità che, da qui a breve, incontreranno i lavoratori dipendenti: si parla di semplificazioni degli adempimenti e delle procedure, di riordino dei contratti in essere, degli interventi sull'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, sugli ammortizzatori sociali e sulla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Insomma, con il nuovo contratto a tutele crescenti e il conseguente stravolgimento dell'articolo 18, fare il lavoratore dipendente è diventato più facile o più difficile? Non starò qui a rispondere a questa domanda anche perché ritengo sia giusto che ognuno si faccia la propria idea incondizionatamente. Però vi darò gli strumenti necessari a prendere atto del cambiamento in corso e a comprendere meglio le dinamiche che condizioneranno per sempre la vita dei lavoratori dipendenti.

Le origini dell'articolo 18

C'era una volta lo Statuto dei Lavoratori, una serie di norme che nel 1970 Giuseppe Saragat, allora Presidente della Repubblica, firmò a tutela della libertà e dignità dei lavoratori e della libertà sindacale. In quegli anni le più grandi città d'Italia erano invase da manifestanti che gridavano all'unisono il diritto di avere migliori condizioni di lavoro e di salario. Era necessario uno statuto che tutelasse tali diritti. Lo Statuto dei Lavoratori introduceva, fra l'altro, la libertà di opinione per i lavoratori, il diritto di associazione e di attività sindacale, la possibilità di costituire rappresentanze sindacali aziendali e i permessi retribuiti. Ma prevedeva anche un articolo importantissimo per la tutela del posto di lavoro: l'articolo 18.

Nascita del contratto a tutele crescenti

Nel corso degli anni la tutela dei lavoratori dipendenti divenne scomoda. Per questo motivo sono state introdotte una serie di modifiche fino ad arrivare ad oggi in cui dell'articolo 18 originario resta un vago ricordo. Ad oggi, infatti, sono cambiate di molto le conseguenze del licenziamento per i lavoratori assunti. Con il neonato contratto a tutele crescenti la reintegrazione nel posto di lavoro di cui all'articolo 18 dello Statuto del Lavoratori è prevista solo per i licenziamenti individuali discriminatori, nulli e intimati in forma orale, nel caso in cui la causa che lo ha determinato derivi dal fatto che viene accertato essere inesistente e per i licenziamenti collettivi intimati senza la forma scritta.
Per quanto riguarda i licenziamenti disciplinari si farà riferimento ad un regime di tutele che prevedono indennizzi di importo predeterminato. In questo modo non vi sarà più discrezionalità giudiziale del risarcimento e il costo del licenziamento sarà sempre e in ogni caso certo e prevedibile.
Qualora un giudice accerti l'illegittimità di un licenziamento economico o disciplinare è previsto solo il pagamento di un'indennità, non assoggettata a contribuzione, in misura di due mensilità per ogni anno di servizio, con un minimo di quattro e un massimo di ventiquattro mensilità, da calcolarsi sull'ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del TFR. Le piccole imprese avranno un'indennità dimezzata: un minimo di due e un massimo di sei mensilità.

Conciliazione

Ma prima di arrivare dal giudice (che potrebbe anche non accertare l'illegittimità del licenziamento), datore di lavoro e lavoratore possono accordarsi. Si parla, in tal caso di conciliazione. Il datore di lavoro, infatti, può offrire al lavoratore un importo che non costituisce reddito imponibile né contributivo, di ammontare pari ad una mensilità per ogni anno di servizio e, comunque, non inferiore a due e non superiore a diciotto mensilità. L'accettazione di tale accordo da parte del lavoratore comporta l'estinzione del rapporto di lavoro alla data del licenziamento e la rinuncia all'impugnazione.

Abolizione articolo 18: opportunità o minaccia?

Stando a quello che si sente dire in giro, come al solito, esistono due correnti di pensiero: da un lato c'è chi sostiene che con l'abolizione dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori si permetterà alle imprese di crescere e di favorire lo sviluppo delle aziende che saranno, così, in grado di competere sul mercato internazionale; dall'altro, invece, c'è chi sostiene che, in questo modo, viene letteralmente annientato il potere contrattuale dei lavoratori dipendenti. Mi piacerebbe conoscere anche il vostro parere. Cosa pensano gli imprenditori del nuovo contratto a tutele crescenti? E i lavoratori dipendenti come pensano possa cambiare il rapporto di lavoro con questa modifica al mercato del lavoro? Lasciatemi i vostri commenti e le vostre osservazioni al termine di questo articolo.

Tutte le novità sul mondo del lavoro

E' questo in linea di massima il nuovo regolamento che disciplina il licenziamento dei lavoratori dipendenti. Ma la legislazione è veramente molto vasta e in continua evoluzione. Il consiglio per i giovani che decidono di lanciarsi nella carriera di lavoratore dipendente è quello di studiare attentamente la normativa. Il libro Jobs act: Così cambia il mercato del lavoro dello Studio Trifirò è sicuramente un buon punto di partenza.

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Commenti

Sono entrato nel magico mondo della partita iva da 22 anni ho aperto un'azienda artigianale nel settore dei serramenti,sono reduce da poco di un licenziamento del mio collaboratore con più anzianità di lavoro,ne sono rimasto molto amareggiato visto che questa persona è entrato all'eta di 17 anni ed è cresciuto con me per ben 11 anni,dopo di che ha deciso di tradire la mia fiducia con comportamenti poco consoni al mondo del lavoro.Dopo circa un anno con impugnamento del licenziato per di più legittimo e con varie prove sono stato consigliato e quasi spinto dall'avvocato di pagare anche se avevo il 100% di ragione,questo mi ha cambiato il mio modo di pensare,tutto questo ha portato ha rovinare il rapporto che avevamo anche con gli altri dipendenti,sicuramente diventato più freddo e formale.
Oggi ho preso la decisione di non assumere' mai più,e sicuramente l'obbiettivo nei prossimi sarà di ridurre anche il resto del personale probabilmente fino a chiudere la ditta.Per quanto riguarda il nuovo job acts penso che sia stato cucito ad arte per le grandi imprese,anche perché un'azienda piccola composta da circa 5 dipendenti come la mia,non può' permettersi di pagare una persona per essere licenziata.
Infatti partecipando a vari convegni e parlando con vari imprenditori,ho notato che i discorsi sono esattamente gli stessi,riduzione del personale e riduzione del lavoro o addirittura c'è chi pensa la chiusura.
Faccio notare che se il mercato fosse libero tutte le micro aziende assumerebbero,ma purtroppo finché le regole sono queste non succederà mai,ricordo che la rete di micro imprese in italia equivale a circa 4.000.000 di unita,basterebbe che ognuna di queste assumesse 1 persona, avremmo 4.000.000 i posti di lavoro.
Purtroppo non ho ancora capito per quale motivo un dipendente può dare gli 8 giorni per licenziarsi e il datore di lavoro no,non pensate che un dipendente che si licenzia in soli 8 giorni arreca dei danni non indifferenti.Valutate che i buoni dipendenti non verranno mai licenziati.
Mi scuso per il mio italiano magari non molto corretto,ma a scuola non sono mai andato bene in italiano e ringrazio per l'opportunità di esprimere le mie idee.

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