L’importanza del board nel processo di internazionalizzazione aziendale

Internazionalizzazione
Internazionalizzazione

È oggetto di analisi da anni, ormai, la relazione tra la diversità nella composizione del consiglio di amministrazione e il grado di attività internazionale di un'impresa. Le strategie di internazionalizzazione delle imprese sono condizionate non solo da caratteristiche "firm-specific", come età, settore di appartenenza, dimensione, ma anche, e in maniera decisiva, dalla composizione del board e dall’assetto proprietario.

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Un esempio, in questo senso, lo si può avere prendendo in considerazione le dinamiche che si innescano all’interno di un assetto societario a conduzione familiare, uno dei più diffusi nel nostro paese. Nel caso di un board composto esclusivamente da membri della famiglia, l’impresa può fare affidamento su un pool di competenze meno elevate e avere maggiori difficoltà nell’accesso a risorse e informazioni dall’esterno, in virtù di una limitata estensione del network dei direttori, che appartengono allo stesso contesto.

A questo, bisogna aggiungere una connaturata e tradizionale scarsa propensione al rischio d’impresa, tipica del management proprietario, che concorre a rendere ancora più difficoltoso e pieno di diffidenza l’approccio a nuovi mercati.

Tale vulnus di competenze e risorse impatta, inevitabilmente, sulla gestione strategica delle imprese, soprattutto se intendono affrontare i mercati esteri.

Da queste difficoltà deriva la specifica esigenza di aprire la struttura del Cda ad una ricchezza di apporti professionali e di esperienze, evitando, nel contempo, il rischio di generare una conflittualità tra sottogruppi.

Una concezione dell’impresa basata sulle "risorse umane" può offrire la spiegazione teorica di come i consigli di amministrazione possano rappresentare una risorsa competitiva per le aziende.

Gli amministratori, selezionati sulla base di competenze e di esperienze altamente qualificate, possono determinare un salto qualitativo del consiglio, differenziandone il potenziale rispetto ai concorrenti.

Non a caso, negli ultimi anni si è assistito ad un aumento della presenza di manager con esperienza internazionale o di manager di nazionalità straniera all’interno degli organi sociali. L’interpretazione corrente all’interno della letteratura manageriale e aziendale è che la diversità del board e l’esperienza di lavoro internazionale sono altrettanti fattori di successo per le imprese, in particolar modo per quelle multinazionali.

Un consiglio di amministrazione, costruito a partire da competenze e da esperienze internazionali, agevola una migliore gestione della complessità dei mercati globali e del rischio. In molti casi, nei fatti, le aziende che cercano di affrontare la sfida estera mancano di una reale competenza internazionale. Per questo motivo, molte imprese, che si affidano a società di consulenza, esprimono l’esigenza di essere guidate nel formare un Cda che le aiuti a strutturare il processo decisionale per ottimizzarne l'efficacia.

Nel momento in cui un’azienda si affaccia sui mercati oltreconfine si trova nella condizione di dover far fronte a nuove e difficili sfide in termini di grande diversità di clienti, di concorrenti, di culture e di normative. Tali oggettive difficoltà comportano un aumento della richiesta di elaborazione delle informazioni per il management e, per questa via, accrescono una asimmetria informativa tra quest’ultimo e gli azionisti, generando gravi conflitti.

Anche per questo, una più efficiente governance aziendale non può che avere delle ricadute positive sulle strategie di esportazione delle aziende all’interno delle economie emergenti.

Un importante elemento da considerare nella costruzione di un consiglio di amministrazione efficace è rappresentato dall’impiego di amministratori esterni o indipendenti, da coinvolgere attivamente nel processo decisionale e ai quali affidare dei ruoli di servizio o informativi.

Sono due le funzioni fondamentali riconosciute agli amministratori non esecutivi dalla letteratura sulla composizione del consiglio di amministrazione: vigilano e consigliano il management. La loro formazione ed esperienza li orienta verso un’attenzione alle strategie a lungo termine, inclusa l’internazionalizzazione. Con la loro visione e conoscenza internazionale, queste figure possono svolgere ruoli attivi nel processo decisionale, aiutando le aziende ad affrontare le sfide manageriali ad esso legate.

Gli amministratori indipendenti esperti di internazionalizzazione, svolgendo un ruolo di consulenza, arricchiscono il board di fondamentali competenze e rilevanti network e rapporti, che possono condurre a decisioni migliori e aiutare ad aprire nuove opportunità di business per l'azienda.

Assistiamo in questa fase ad un importante mutamento di rotta, in base al quale il capitale finanziario, aspetto dominante delle discussioni consiliari fino a pochi anni fa, è ora bilanciato da altri argomenti: cultura, talento ed expertise all'interno dei board. È il capitale umano ad essere strategico e ad attrarre, impiegare e sviluppare quel talento che è una fonte autentica di vantaggio competitivo.

All’interno del CdA bisogna assicurare un delicato gioco di equilibri tra l’esecuzione, che spetta al management, e la governance, che deve essere garantita dal consiglio.

Nella realtà imprenditoriale di oggi, se è relativamente facile avere accesso al credito e replicare la strategia international business, il quid pluris è sicuramente rappresentato dalla competenza, dalla cultura e dal talento all’interno del board.

A riprova di questo, come informa il Financial Time, le Business School in tutta Europa stanno orientando la loro attenzione e offerta formativa sulla buona governance all’interno delle imprese a carattere familiare, che rappresentano attualmente il 60% delle aziende europee.

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