Come aprire un negozio di generi alimentari

Negozio generi alimentari
Negozio generi alimentari

Il negozio è l'espressione imprenditoriale più semplice ed elementare. È una valida alternativa al lavoro dipendente e, in genere, non necessita di particolari corsi di preparazione o specifici titoli di studio. Mi sto riferendo a quella attività commerciale che prevede la vendita di beni in ambienti di piccole dimensioni, solitamente con superficie inferiore a 250 mq, comunemente chiamati anche "esercizi di vicinato". In particolare, con questo articolo vorrei affrontare il tema legato all'apertura di un negozio di generi alimentari per il quale occorre rispettare specifici requisiti. Vediamo quali.

Per aprire un negozio con superficie di vendita non superiore a 250 mq è necessario presentare al Comune una Segnalazione Certificata di Inizio Attività (Scia). In molti Comuni la domanda può essere presentata tramite PEC. Nel caso di ditta individuale, entro trenta giorni dalla presentazione della Scia occorre iscriversi alla Camera di Commercio. In tutti gli altri casi l'iscrizione avviene contestualmente alla costituzione della società.

Mentre per la vendita di prodotti non alimentari non occorrono particolari requisiti professionali, per la vendita di generi alimentari occorre presentare la Notifica Sanitaria ed è necessario il possesso di almeno uno dei seguenti requisiti professionali:

  • avere frequentato con esito positivo un corso professionale per il commercio, la preparazione o la somministrazione degli alimenti, istituito o riconosciuto dalle regioni;
  • avere esercitato in proprio per almeno due anni, anche non continuativi, nell'ultimo quinquennio, l'attività nel settore alimentare o nel settore della somministrazione di alimenti e bevande;
  • avere prestato la propria opera, per almeno due anni, anche non continuativi, nell'ultimo quinquennio, presso imprese esercenti l'attività nel settore alimentare o nel settore della somministrazione di alimenti e bevande, in qualità di dipendente qualificato addetto alla vendita o all'amministrazione o alla preparazione degli alimenti o in qualità di socio lavoratore o, se trattasi di coniuge o parente o affine, entro il terzo grado dell'imprenditore, in qualità di coadiutore familiare, comprovata dalla iscrizione all'INPS;
  • essere in possesso di un diploma di scuola secondaria superiore o di laurea, anche triennale, o di altra scuola a indirizzo professionale, almeno triennale, purché nel corso di studi siano previste materie attinenti al commercio, alla preparazione o alla somministrazione degli alimenti;
  • essere iscritto nel registro esercenti il commercio per l’attività di somministrazione alimenti e bevande e/o per l’attività di vendita per uno dei gruppi merceologici individuati dalle lettere a), b) e c) dell’art. 12, comma 2 del Decreto Ministeriale n. 375 del 4 agosto 1988 (tabelle merceologiche I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII) presso la Camera di commercio e di non esserne stato cancellato per perdita dei requisiti soggettivi;
  • aver superato l’esame di idoneità all’esercizio dell’attività di somministrazione alimenti e bevande e/o per l’attività di vendita per uno dei gruppi merceologici individuati dalle lettere a), b) e c) dell’art. 12, comma 2 del Decreto Ministeriale n. 375 del 4 agosto 1988 (tabelle merceologiche I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII) presso la Camera di commercio.

Fra gli altri requisiti di accesso e di esercizio delle attività commerciali, l'art. 71 del D.Lgs. 26 marzo 2010, n. 59 stabilisce che non possono esercitare l'attività commerciale di vendita e di somministrazione:

  • coloro che sono stati dichiarati delinquenti abituali, professionali o per tendenza, salvo che abbiano ottenuto la riabilitazione;
  • coloro che hanno riportato una condanna, con sentenza passata in giudicato, per delitto non colposo, per il quale è prevista una pena detentiva non inferiore nel minimo a tre anni, sempre che sia stata applicata, in concreto, una pena superiore al minimo edittale;
  • coloro che hanno riportato, con sentenza passata in giudicato, una condanna a pena detentiva per uno dei delitti di cui al libro II, Titolo VIII, capo II del codice penale, ovvero per ricettazione, riciclaggio, insolvenza fraudolenta, bancarotta fraudolenta, usura, rapina, delitti contro la persona commessi con violenza, estorsione;
  • coloro che hanno riportato, con sentenza passata in giudicato, una condanna per reati contro l'igiene e la sanità pubblica, compresi i delitti di cui al libro II, Titolo VI, capo II del codice penale;
  • coloro che hanno riportato, con sentenza passata in giudicato, due o più condanne, nel quinquennio precedente all'inizio dell'esercizio dell'attività, per delitti di frode nella preparazione e nel commercio degli alimenti previsti da leggi speciali;
  • coloro che sono sottoposti a una delle misure di prevenzione di cui alla legge 27 dicembre 1956, n. 1423, o nei cui confronti sia stata applicata una delle misure previste dalla legge 31 maggio 1965, n. 575, ovvero a misure di sicurezza.

L'art. 7 del D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 114 stabilisce che, in riferimento all'avvio degli esercizi di vicinato, nella segnalazione di inizio attività il soggetto interessato deve dichiarare:

  • di essere in possesso dei requisiti professionali;
  • di avere rispettato i regolamenti locali di polizia urbana, annonaria e igienicosanitaria, i regolamenti edilizi e le norme urbanistiche nonchè quelle relative alle destinazioni d'uso;
  • il settore o i settori merceologici, l'ubicazione e la superficie di vendita dell'esercizio.

Fermi restando i requisiti igienicosanitari, negli esercizi di vicinato autorizzati alla vendita dei prodotti alimentari e di bevande, è consentito il consumo immediato dei medesimi a condizione che siano esclusi il servizio di somministrazione e le attrezzature ad esso direttamente finalizzati.

L'art. 65 del D.Lgs. 26 marzo 2010, n. 59 stabilisce che il trasferimento di sede e l'ampliamento della superficie di un esercizio di vicinato sono soggetti a segnalazione certificata di inizio di attività da presentare allo sportello unico per le attività produttive del Comune competente per territorio.

I giovani imprenditori che intendono avviare un negozio di generi alimentari (esercizio di vicinato) possono approfittare di un incentivo che prevede un contributo di 50mila euro (ovvero 200mila euro se si è in società). Per conoscere più nel dettaglio il modo per richiedere e ottenere il beneficio rimando all'ebook Guida all'incentivo Resto al Sud, aggiornato con le disposizioni contenute nel Dl 91/2017, convertito, con modificazioni, dalla L. 123/2017.

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