Contabilità: accantonamento e svalutazione crediti

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In contabilità i crediti vanno valutati al loro valore nominale nel momento in cui sorgono. Tuttavia l’articolo 2426 del codice civile prevede che in bilancio debbano essere indicati in base al loro presunto valore di realizzo. Pertanto, al fine di conformare l’ammontare dei crediti al loro valore di realizzo, al momento della chiusura del bilancio l’impresa dovrà valutare i crediti rilevati nell’attivo circolante e all’occorrenza, ossia quando si ha ragionevole certezza che un credito non venga incassato, registrare una svalutazione.

In questo modo i crediti non esigibili vengono stralciati dal bilancio tramite le scritture di completamento. Qualora i crediti non più esigibili siano riferiti all’esercizio in corso viene generata una perdita su crediti. Se, invece, i crediti si riferiscono a esercizi pregressi nel corso dei quali si è provveduto ad accantonare un fondo, occorre necessariamente stornare l’accantonamento. Annualmente, infatti, è necessario stimare le perdite che potrebbero derivare dal mancato incasso dei crediti nel rispetto dei principi di competenza e prudenza e alimentare un fondo di accantonamento.

La svalutazione dei crediti deve tenere conto di tutte le singole situazioni già manifestatesi o desumibili da elementi certi e precisi quali ad esempio apertura di procedure concorsuali o transazioni che possono dare luogo a perdite.

In prima nota si avranno le seguenti scritture:

Dare Avere
Perdite su crediti 1.000,00
Crediti v/clienti 1.000,00
Dare Avere
Fondo svalutazione crediti 1.000,00
Crediti v/clienti 1.000,00

In base all'articolo 26 del D.P.R. 633/1972, come modificato dal D.Lgs. 21 novembre 2014, n. 175, occorre emettere regolare nota di variazione in tutte le operazioni per le quali sia stata emessa la fattura qualora venga meno in tutto o in parte ovvero se ne riduce l'ammontare imponibile in conseguenza di dichiarazione di nullità, annullamento, revoca, risoluzione, rescissione e simili o per mancato mancato pagamento parziale o totale a causa di procedure concorsuali o di procedure esecutive rimaste infruttuose o a seguito di accordo di ristrutturazione dei debiti omologato di cui all'articolo 182-bis del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, ovvero di un piano attestato ai sensi dell'articolo 67, terzo comma, lettera d), del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 o in conseguenza dell'applicazione di abbuoni o sconti previsti contrattualmente.
Tali disposizioni non si applicano decorso un anno dalla effettuazione dell'operazione imponibile qualora gli eventi si verifichino in dipendenza di sopravvenuto accordo fra le parti.
Per ogni utile approfondimento vi consiglio la lettura del libro Bilancio di esercizio e principi contabili di Alberto Quagli.

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