Come avviare un nuovo business con la sharing economy

Sharing economy
Sharing economy

La sharing economy è una forma di economia, detta anche economia della condivisione, affermatasi a livello globale nell'ultimo decennio. La definizione è alquanto vasta e, per questo motivo, è stata più volte frammentata e ha assunto ulteriori definizioni analoghe e parallele. Grazie alla grande diffusione e alla possibilità di essere applicata a diversi settori economici, la sharing economy agevola la nascita di nuovi business.

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La sharing economy, o economia della condivisione, è un fenomeno affermatosi prepotentemente nell’ultimo decennio. Potrebbe essere la tua soluzione se stai pensando di avviare nuovi business 2021. Sebbene i termini per definire tale forma di economia siano molteplici, rimane identico il comune denominatore che prevede la messa a disposizione di beni (generalmente poco utilizzati) o servizi a soggetti terzi. Non è raro, infatti, che l’economia della condivisione sia definita anche con termini quali peer to peer economy, economia collaborativa, gig economy, economia on demand. Qualunque sia la terminologia utilizzata è, comunque, da intendersi quale sinonimo di sharing economy.

Non mancano, inoltre, definizioni che circoscrivano un settore della sharing economy in un cluster ben più definito. È così, infatti, che all’interno della sharing economy spiccano settori autonomi e ben organizzati come quello del car sharing, bike sharing o scooter sharing. Attività, queste, che fanno parte di una macroarea, quella della sharing mobility (ossia la possibilità di muoversi attraverso veicoli condivisi).

Grazie alla sharing economy puoi avviare un bed & breakfast, e aprire casa tua ai turisti provenienti da tutto il mondo, oppure un home restaurant, e dare dare sfogo alle tue passioni con pranzi e cene in perfetto stile social eating.

Ma la mobility non è l'unica area in cui la sharing economy ha attecchito. In ambito immobiliare, ad esempio, la sharing economy si sviluppa attraverso la condivisione della propria abitazione. Con i bed and breakfast, infatti, è possibile aprire la propria casa ai turisti provenienti da tutto il mondo. Anche nel settore della ristorazione troviamo numerosi imprenditori che, grazie alla sharing economy, riescono a trarre profitto mettendo a disposizione degli altri le proprie passioni. È così che negli ultimi anni si è registrata l'esplosione degli home restaurant ossia ristoranti organizzati nelle abitazioni degli chef (pranzi e cene in perfetto stile social eating).

Nel frattempo, a supporto dell’imprenditore che vuole investire nella sharing economy, sono nate diverse piattaforme (marketplace) che agevolano lo sviluppo di business online facilitando l'incontro tra chi offre un bene o un servizio e chi ne vorrebbe fruire. Tipici esempi sono Airbnb per i bed & breakfast, Blablacar per la mobility o Gnammo per gli home restaurant. Compito dei marketplace, in sintesi, è fare incontrare in modo diretto le esigenze dei consumatori con coloro (imprenditori o privati) che siano in grado di soddisfare il loro bisogno attraverso l’immediata consegna di beni o servizi.

La sharing economy, quindi, offre tantissime opportunità di sviluppo di un business attraverso un unico comune denominatore ossia la condivisione di un bene o un servizio con altri soggetti, in forma gratuita o dietro pagamento di un importo. È sufficiente avere buone idee imprenditoriali. Dopodiché la sharing economy offre la spinta necessaria per renderle profittevoli.

La sharing economy, pertanto, può essere intesa come un sistema economico in cui beni o servizi sono condivisi tra individui privati, gratis o a pagamento, attraverso la rete Internet. In questo modo, un soggetto proprietario di un bene o in grado di erogare un servizio può metterlo a disposizione di soggetti terzi. Insomma, un’opportunità per mettersi in proprio. Ma perché un consumatore dovrebbe utilizzare un bene condiviso e pagare ogni volta che ne ha necessità piuttosto che comprarlo e renderlo di sua proprietà?

La domanda, in effetti, non è banale. Tuttavia occorre evidenziare come già da alcuni anni il concetto di “affitto” sta prendendo il posto della “proprietà”. E questo anche in riferimento ai beni di primaria importanza come, ad esempio, l’automobile o la casa. Prendere in affitto o in condivisione un bene ci permette di vivere la vita che vogliamo senza effettuare spese al di sopra delle nostre possibilità.

Ho iniziato a interessarmi alla sharing economy nel 2015 quando ho pubblicato per Maggioli la prima edizione del libro Bed & breakfast e affittacamere. L’anno successivo, con l’uscita di Home restaurant e social eating, ho maggiormente compreso e rappresentato le enormi potenzialità del fenomeno.

Nei due libri citati, ti spiego come mettersi in proprio con la sharing economy. In particolare, nel primo ti espongo come aprire un b&b di successo mentre nel secondo ti spiego l’home restaurant come funziona. In essi ho rappresentato le reali opportunità della sharing economy e il contributo che questa può offrire a chi intenda avviare un nuovo business. Inoltre, ho attentamente illustrato gli aspetti fiscali e tributari che occorre seguire. Si tratta di argomenti che, per quanto noiosi e ostici possano apparire ai non addetti ai lavori, vanno comunque affrontati con la necessaria attenzione anche al fine di scongiurare eventuali sanzioni da parte del fisco.

In taluni casi il nostro regolamento non prevede una specifica normativa applicabile, nei casi citati, agli home restaurant o ai bed & breakfast. Per tale ragione occorre tenere conto delle normative di riferimento che regolamentano, in linea generale, le attività commerciali e di servizi. Giusto per farti un esempio: puoi lavorare in proprio avviando un bed & breakfast o un home restaurant anche senza aprire una partita IVA poiché la disciplina fiscale consente ad un privato di poter vendere un bene o prestare un servizio in forma occasionale e senza uno specifico impiego di mezzi e di persone.

La sharing economy favorisce non soltanto la nascita di attività in proprio ma consente anche a chi un lavoro lo ha già di integrare il proprio reddito con attività occasionali.

Per questo motivo, la sharing economy favorisce non soltanto la nascita di attività in proprio ma consente anche a chi un lavoro lo ha già (un lavoratore dipendente, ad esempio, oppure un pensionato) di integrare il proprio reddito con attività occasionali. Se sei un purista del lavoro dipendente, obietterai questa mia affermazione sostenendo che la sharing economy ha prodotto prevalentemente lavoro a termine, a basso costo e ha dato vita a migliaia di precari che si occupano di fare consegne a domicilio e che ricavano pochi centesimi per ciascuna consegna oppure autisti di veicoli pagati miseramente per ciascuna prestazione professionale.

Come in ogni cosa, hai la possibilità di vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Personalmente preferisco sempre vedere la parte piena del bicchiere: conosco tantissime persone che da lavoratori dipendenti hanno deciso di diventare imprenditori, appaltatori indipendenti o liberi professionisti. Ed è proprio grazie alla sharing economy che hanno avuto quella marcia in più. Da testimonianze ricevute, ad esempio, diversi imprenditori non sono mai riusciti ad ottenere un finanziamento bancario per via della stretta al credito che da diversi anni interessa le banche. Eppure grazie alla sharing economy – e, nello specifico, al crowdfunding – sono riusciti a finanziare la propria idea imprenditoriale e a sviluppare un business di successo.

L’economia della collaborazione, per concludere, è uno strumento potentissimo e, se da un lato spiana il terreno a numerosi colossi digitali (pensa, ad esempio, ad Airbnb o a Uber), dall’altro offre, a quanti stanno cercando un’opportunità di lavoro indipendente, di poter realizzare le proprie idee di business.

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